Imola. Il 5 ottobre 2011 è la giornata mondiale degli insegnanti, anniversario della firma collegiale delle “raccomandazioni sullo status degli insegnanti”, stilata dall' Ilo-Unesco nel 1966. Per l'occasione l'assessore alla scuola di Imola, Marco Raccagna, scrive una lettera aperta dove rivela il suo pensiero. “Vorrei rivolgermi direttamente al corpo docente che lavora nelle scuole della nostra città, alle famiglie ed ai ragazzi dicendo ciò che vedo ogni giorno. A tutti i docenti delle scuole imolesi, mi rivolgo per ringraziarli della professionalità, della passione e della collaborazione che ogni giorno mettono nel loro lavoro, sopportando la denigrazione e l’umiliazione a cui li ha abituati il governo e continuando a svolgere il loro lavoro prezioso ed insostituibile. So che le condizioni del loro lavoro, così importante e particolare, sono peggiorate in maniera terribile anche a Imola, ed è quindi sempre più difficile garantire a famiglie e alunni percorsi educativi di qualità. Mi rivolgo a loro perché è da loro che deve nonostante tutto partire quell’humus che ci tenga tutti uniti per salvare quello che in decenni abbiamo insieme costruito nel nostro territorio. Cari insegnanti, cari ragazzi, cari genitori, l’Italia che viviamo è caduta in un decadimento culturale e morale pericolosi e vede messo in pericolo la definizione stessa di servizio pubblico e dei diritti di cittadinanza, primo fra tutti quello all’istruzione. Da questa crisi si può e si deve uscire investendo sui saperi e sulla formazione e salvaguardando tutti quei servizi alle persone, dai più piccoli ai più anziani, che sono fondamentali per mantenere coeso il Paese e non trasformare la società italiana in una giungla dove naturalmente chi ha di più starà bene e tutti gli altri dovranno essere invece relegati alla marginalità. Bisognerebbe invece lavorare per riformare tutto ciò, pensando a come ricollocare la scuola pubblica italiana e il welfare per renderli adeguati al contesto odierno ed in questo modo garantire ancora l’universalità di accesso, le pari opportunità di partenza ed anche finalmente meccanismi più certi e trasparenti per premiare il merito, oggi invece affidato alle pacche sulle spalle e al conoscere quello o quell’altro. Purtroppo tutto questo è una chimera con questo governo, che ha invece una visione diametralmente opposta e vede nella scuola pubblica non solo un costo insopportabile, ma l’ostacolo più grande all'uscita dalla crisi . Di qui e non certo da esigenze di bilancio o da richieste europee prende il via la macelleria culturale e sociale cui assistiamo ogni giorno. Tutto ciò si può vedere anche a Imola: classi sempre più numerose, tempo pieno quasi disintegrato, tempo modulare ormai ridotto al lumicino, ore di mensa difficilmente garantite, insegnanti di sostegno mancanti, docenti-viaggiatori in continuo movimento da un plesso ad un altro per tappare delle ore, totale negazione di ogni autonomia scolastica, presidi reggenti un po’ ovunque, pochissimo personale Ata e così via. L’unico modo per salvare la scuola pubblica italiana è l’unione delle forze, delle idee, degli intenti. E quindi lavoratori della scuola, forze sociali, amministrazioni locali, famiglie e studenti è necessario combattano dalla stessa parte della barricata per salvare la scuola pubblica. Coinvolgere poi quel mondo dell’economia locale che fin qui è stato a dir poco tiepido nel prendere la parola contro questa distruzione, come se ciò non avesse conseguenze sul mondo del lavoro. Insieme, ne sono certo, ce la faremo”.