Ravenna. Rispetto allo scorso anno si registrano aumenti considerevoli dei prezzi dell'uva. Lo comunica la Confcooperative di Ravenna sui risultati della vendemmia dovuto al perdurare di condizioni climatiche insolite. “A pari data assistiamo ad incrementi che, per alcune uve, arrivano anche fino al 40%” sottolinea Giordano Zinzani, responsabile settore enologia di Caviro e presidente dell’Ente tutela vini di Romagna. Lo scorso anno infatti i prezzi si attestavano intorno ai 17 euro a quintale mentre quest’anno, in certi casi, sfioriamo i 28/29 euro a quintale. La quantità di uva raccolta, invece, come previsto è in netta diminuzione rispetto al 2010 a causa della prolungata siccità di questi mesi: “La flessione è di circa il 15% – prosegue Zinzani – diminuzione cui corrisponde però, rispetto all’anno precedente, uva sanissima e caratterizzata da oltre un grado alcolico in più. Il Trebbiano è in assoluto il vitigno cui hanno giovato maggiormente queste condizioni climatiche perché normalmente giunge a maturazioni parziali e ha problemi di sanità in pianura e nelle vallate, mentre quest’anno presenta maturazione completa e uve sane. Chiaramente, per converso, ci sono i terreni che non hanno impianti di irrigazione che hanno mostrato squilibri di maturazione con innalzamento elevato degli zuccheri senza maturazione completa, ma sono situazioni marginali che non modificano il risultato di una vendemmia comunque buona”.

Ci si attende quindi che la prossima campagna di commercializzazione sarà caratterizzata dall’ormai inesorabile decrescita dei consumi interni e dall’apertura di nuovi mercati esteri. “Mentre a livello nazionale registriamo un calo dei consumi, l'export si dimostra l'unico canale in crescita” conferma Secondo Ricci, presidente di Caviro. “Soprattutto nei Paesi emergenti l’aumento stimato è oltre il 10% in questo settore”. Per l'Italia Ricci sostiene la necessita di creare grandi corporazioni: “ non ci si può presentare tutti da soli con il proprio prodotto. Bisogna fare accordi di filiera per presentare sempre più vini a marchio Italia. Di certo è vero che quest'anno siamo arrivati senza scorte nelle cantine, ma è anche vero che il consumatore che va a comprare il vino ha meno soldi, quindi sarà difficile rincarare troppo il prodotto imbottigliato. E' giusto farlo costare di più, ma dobbiamo far si che questo aumento sia adeguato ai tempi che attraversiamo”.