Longarone (BL). Qualcuno vuole mettere le mani sulla diga del Vajont. Una probabile riapertura viene paventata dalla costruzione di una centrale idroelettrica sotto il muro della diga. L’ipotesi che potrebbe crearsi è che a distanza di 48 anni dalla strage, nella quale morirono quasi duemila persone e interi comuni vennero spazzati via dall’acqua, quella diga possa ritornare in funzione. In questa intervista, a poche settimane dell’anniversario che cadrà domenica 9 ottobre 2011, diamo voce al presidente del “Comitato sopravvissuti del Vajont”, Micaela Coletti, per capire i retroscena che potrebbero portare a questa ipotesi.
Signora Coletti, a distanza di 48 anni dalla strage del Vajont si parla di nuovo di una possibile riapertura della diga. Vuole spiegarci cosa sta succedendo a Longarone?
“Longarone, in questo momento, è in cerca di soldi per la gestione del Comune. Non dimentichiamo che nel 1999 sono arrivati ben 77 miliardi di lire, soldi dati per la conclusione del processo derivante dalla tragedia del Vajont, soldi dati per la perdita delle vite umane, oltre che delle case, dei quali noi sopravvissuti non abbiamo nemmeno avuto il diritto di sapere come venivano gestiti, soldi dei quali ora non è rimasto nulla. Dei privati hanno proposto ai Comuni di Longarone, Castellavazzo ed Erto-Casso la possibilità di sfruttare l’acqua che continua ad uscire dalla diga, e che continua a lavare le ossa dei 100 morti che lavoravano in diga e che sono all’interno della frana, per 300.000 euro all’anno per Comune. Proprio per questo motivo noi del Comitato siamo contrari allo sfruttamento di quest’acqua che, come tutti i luoghi della memoria, riteniamo sacri”.
In diversi incontri pubblici, lei ha fatto riferimento alla memoria che sta per essere cancellata. La distruzione del cimitero è un elemento. Come è stato possibile che un intero cimitero sia stato cancellato?
“Il cimitero rappresentava, come tutti i cimiteri, la memoria, ma la memoria della tragedia del Vajont era, ed è soprattutto ora, scomoda per il potere, qualunque esso sia! Fino al 2003, chi entrava in quel cimitero aveva immediatamente la sensazione della tragedia, capiva subito che in quel luogo c’era stata una tragedia immane, grandissima, perché se il numero convenzionale è di 2000 vittime, solo 726 sono i riconosciuti perciò poche erano le lapidi con i nomi e le foto. Questo rappresentava un punto fermo e capibilissimo da chiunque. Era stata una mattanza e qualche domanda chi entrava se la poneva… per cui questo senso di tragicità e di dolore era meglio toglierlo, unificando tutto, togliendo le nostre lapidi, pagate da noi, togliendo le foto, mettendo un cippo con il nome scritto in bianco su fondo bianco che è già diventato illeggibile, dove non esiste il posto per mettere una foto, un fiore. Tutto ciò che fa nostro un cimitero, dove la memoria è amore, ricordo, partecipazione…”.
I mass media parlano della vostra situazione di lotta contro la cancellazione della storia del Vajont?
“Ai mass media poco interessa il Vajont… non fa audiences… dovremo interpellare una persona come Ruby o simili, invitarle in cimitero, farle parlare, se lo sanno fare. Allora il Vajont, il cimitero, sarebbero sulle pagine di parecchi giornali”.
Quali sono le finalità e gli scopi del vostro Comitato?
“Le finalità del Comitato sono quelle della conservazione della memoria, non solo della tragedia, ma della Longarone, di come si viveva, delle prospettive che stavamo vivendo. Gli scopi sono soprattutto quelli di dar conforto ed un aiuto psicologico a tutti coloro che sono stati coinvolti nella tragedia e che dopo quasi cinquant’anni ancora non abbiamo avuto. Abbiamo mandato un progetto per l’aiuto psicologico, tutto in maniera gratuita. Da Belluno sarebbero arrivati a Longarone tre volte alla settimana degli psicologi a disposizione di tutti coloro che ne sentissero la necessità, avevamo bisogno solo di una stanza. Stiamo aspettando dal 2002, quando mai arriverà il nostro momento?”.
I partiti politici vi sostengono?
“No, mai abbiamo avuto dei politici, quelli locali, che ci hanno dato una mano, devo ricordare solo una politica, l’onorevole Sabina Rossa, da Genova, sarà perché donna…”.
Qual è il suo pensiero riguardo il sentimento dell’opinione pubblica sul tema del Vajont?
“Secondo me il Vajont è stato subito sottaciuto, mistificato, trattato come una tragedia naturale, una cosa che può succedere. Chi poi viene a conoscenza delle vere motivazioni, allora tutto si capovolge, il sentimento che emerge è di vergogna. Vergogna per quello che è successo, per l’indifferenza ed il silenzio dello Stato. Vergogna per non aver saputo, per non essere stati a conoscenza della mattanza che è stata fatta a Longarone. Vergogna per non essere a conoscenza dello scempio dei nostri diritti, che non sono mai stati considerati, e per tutti i danni del dopo-Vajont”.  (Giuliano Bugani)