Ora che sulla follia nucleare è stata finalmente posta la parola fine, è giunta l’ora di riflettere con grande serietà su quale debba e possa essere il futuro energetico dell’Italia. Certamente il futuro, perlomeno a breve e medio termine, non potrà essere 100% rinnovabile. Le ragioni di questa impossibilità sono numerose, alcune di tipo politico-economico ma prevalentemente di natura tecnica. È necessario pertanto non solo fare crescente affidamento alle rinnovabili ma accanto a queste bisogna trovare un’altra fonte in grado di rendere disponibile tutta l’energia necessaria per preservare il nostro stile di vita. Ora, escludendo Petrolio e Carbone per i motivi ambientali ed economici che ormai tutti conoscono, non rimane che il Gas naturale, il vero traino energetico del nostro paese (il petrolio ormai viene impiegato solo nei trasporti). Gas quindi ma a una condizione: che venga utilizzato in modo più efficiente. Attualmente infatti, accade che tra il punto in cui il gas viene bruciato e in un qualche modo “trasformato” in energia elettrica, ed il punto in cui viene consumato (spesso lontano centinaia di chilometri), venga persa più del 60% dell’energia contenuta in quel gas. Evitando queste perdite, sarebbe quindi possibile recuperare una grandissima quota di energia. Ed in cosa consistono queste perdite? Prevalentemente energia termica, calore che viene dissipato senza che nessuno ne giovi in alcun modo. Un calore che invece servirebbe a case e attività industriali.

Cogenerazione
È proprio qui che entra in gioco la cogenerazione. Che cos’è la cogenerazione? Cogenerare vuol dire sostanzialmente produrre con una stessa macchina elettricità e calore utili. È come se la caldaia che oggi ciascuno di noi ha in casa, oltre a scaldarci, provvedesse anche alla fornitura di energia elettrica senza il bisogno di acquistarla dalla rete.
Avviene quindi una sorta di “rivoluzione copernicana” della caldaia. Se prima serviva per produrre calore, ora servirà a produrre energia elettrica bruciando gas. E poiché ogni combustione genera calore, questo calore verrà recuperato e utilizzato, permettendo in questo modo di utilizzare fino in fondo l’energia contenuta nel gas. Il gas insomma diventerà un po’ come il maiale: non si butta via niente, o quasi!
Può sembrare uno scenario lontano tutto questo eppure è già realtà, sicuramente a grande scala: la nuova centrale Hera a Pontesanto di Imola fa esattamente questo. La sfida ora è portare queste tecnologie dalle grandi centrali alle caldaie di case e industrie.  Sono molte le ditte che hanno già colto questa sfida, cercando di costruire macchine per utenze più piccole. Una di queste realtà imprenditoriali opera proprio a Imola (Energifera).
Le aspettative nel settore sono forti. In molti infatti aspettano l’approvazione da parte del Governo di un incentivo che vada a sostenere non solo la produzione di energie elettrica (Conto energia col fotovoltaico, Certificati verdi per i grandi impianti rinnovabili ecc.) ma anche quella di calore. Nel giro di pochi mesi si saprà come il Governo intende gestire questa importante novità nel panorama delle rinnovabili italiane.
Il futuro energetico a breve termine ruota quindi introno al gas. Purtroppo le utenze domestiche di piccole dimensioni non ne potranno per il momento approfittare. I cogeneratori più piccoli infatti, sono ancora di potenza molto elevata (40-60 kW i più piccoli), adatti pertanto più a realtà industriali o grandi condomini. Ma la rivoluzione del “calore rinnovabile” sembra ormai avviata. E i giorni in cui sostituiremo le nostre caldaie con un cogeneratore non troppo lontani. (Grasso Denis)