Sole, vento, acqua non sono così generose in Emilia Romagna come in altre parti d’Italia. Naturale pertanto che gli impianti deputati alla generazione di energia elettrica da fonte rinnovabile non siano così efficienti come in altre parti d’Italia.
Il Sole, ad esempio, certo non manca, ma la sua forza non è come nelle regioni meridionali. Lo stesso kW di moduli fotovoltaici produce in un anno 825 kWh in Emilia Romagna, oltre 1125 kWh in Puglia. Ciò nonostante, nel primo semestre del 2011, l’Emilia Romagna si è posizionata al terzo posto in Italia sia per potenza installata che per numero di impianti realizzati (dati Gruppo Ubisol).
Anche il vento non è così forte da permettere l’installazione di grandi parchi eolici, se si escludono alcune ristrette aree appenniniche al confine con la Toscana. Aree tuttavia che hanno spesso un altissimo valore naturalistico e paesaggistico e nelle quali difficilmente potranno essere autorizzati impianti eolici di grossa taglia.
I flussi d’acqua infine di fiumi e laghi, non possono certo essere paragonati a quelli presenti sulle Alpi, flussi che alimentano quelle centrali idroelettriche che producono buona parte dell’energia elettrica pulita italiana.
Infine le Biomasse. Qui, a differenza delle altre fonti rinnovabili, l’Emilia Romagna gioca un ruolo di primissimo piano e insieme alla Lombardia e al Veneto, fa parte delle Regioni italiane con il maggiore potenziale in questo settore. La combustione delle biomasse tuttavia non può avvenire in modo indiscriminato e senza limiti. Come avviene in tutte le combustioni infatti, si liberano sostanze pericolose potenzialmente dannose per la salute umana. Inoltre le biomasse non possono essere prodotte in modo illimitato, in quanto potrebbero sottrarre terreno fertile per le produzioni alimentari.
Tutti questi limiti sembrerebbero mettere fuori gioco l’Emilia Romagna dal nascente mercato delle rinnovabili ma in realtà non è affatto così. La Regione sta crescendo velocemente e rappresenta un attore di grande importanza nel panorama italiano delle rinnovabili.

I dati regionali
Secondo i dati del secondo Piano Triennale di Attuazione (2011-2013) del Piano Energetico Regionale (approvato nel Luglio 2011), la situazione pare essere piuttosto confortante visti e considerati i limiti sopra riportati.
Dati del 31 Dicembre 2009 alla mano, risultano in produzione su tutto il territorio regionale 75 impianti idroelettrici, 3 impianti eolici, 6.656 impianti fotovoltaici e 64 centrali a biomassa, per un totale di 6.794 impianti alimentati da fonte rinnovabile.
Al di là dei numeri, è importante analizzare anche le potenze in gioco. 626 MW di idroelettrico (compresa una centrale di pompaggio), 16 MW di eolico, 95 MW di fotovoltaico e 371 MW da biomasse, per un totale di circa 1.300 MW.
L’obiettivo al 2013 è quello di raddoppiare questo valore, per arrivare a circa 7.960 MW di potenza da rinnovabili entro il 2020, in linea con l’obiettivo fissato a livello europeo. Si tratta di un obiettivo molto ambizioso, a tal punto che numerosi analisti lo ritengono impossibile da raggiungere. Di certo per raggiungere questo obiettivo saranno necessari un grande dispiegamento di forze e di investimenti sia pubblici che privati.
Vi è un rischio tuttavia nel porsi obiettivi così alti. Tale rischio risiede nel dover forzare la mano sul ricorso all’unica fonte energetica ampiamente disponibile in Emilia Romagna, le Biomasse, con tutti i problemi che un loro eccessivo utilizzo può comportare. Grande attenzione quindi va posta al come raggiungere questi obiettivi. Rinnovabile non è sempre sinonimo di sostenibile!

Il Circondario Imolese
In questa corsa ad un futuro maggiormente rinnovabile, anche i 10 Comuni del Circondario stanno facendo la loro parte. Per quanto riguarda il fotovoltaico, difficile avere dati esatti su quanti impianti esattamente siano in funzione. Quello che è certo è che si vedono con sempre maggiore frequenza piccoli impianti installati sui tetti delle abitazioni e grandi impianti a terra (soprattutto nella “bassa”). Tra i grandi impianti della zona, i più noti sono sicuramente quelli da quasi 1 MW ciascuno, installati sui parcheggi dell’Outlet di Castelguelfo e del “Villaggio della Salute più”. Più convenzionali invece gli impianti a terra della bassa imolese tra cui spicca, unico nel suo genere, l’impianto galleggiante realizzato in un laghetto a Bubano (il più grande d’Europa nel suo genere).
Per quanto riguarda l’eolico invece, a Casoni di Romagna (metà impianto nel Comune di Castel del Rio l’altra parte in quello di Monterenzio) c’è uno dei più grandi parchi eolici del nord Italia. Sedici aereogeneratori da 800 kW l’uno, per un totale di circa 13 MW di potenza elettrica.
Lungo il Santerno invece, sono nate negli ultimi anni cinque centrali mini idroelettriche. Ben tre si trovano nel Comune di Borgo Tossignano, una nel Comune di Castel del Rio e l’altra a Coniale, in territorio toscano. Delle tre centrali nel Comune di Borgo Tossignano, due sono piuttosto piccole, poche centinaia di chilowatt, mentre quella realizzata sulla chiusa di Codrignano ha una potenza di circa 1 MW, in grado quindi di produrre quasi l’8% del fabbisogno elettrico di Imola.
Anche le biomasse hanno un ruolo molto importante nella zona del Circondario e la loro crescita è ormai documentata dai numerosi articoli che sono stati dedicati dalla stampa locale al tema, soprattutto con riguardo ad alcune problematiche talvolta associate alla loro gestione (odori sgradevoli se le biomasse non vengono adeguatamente trattate ad esempio). Il Comune del Circondario con il maggior numero di impianti è Medicina e non a caso è anche il Comune nel quale sono state registrate le opposizioni (giustificate!) più forti.
Un’Emilia Romagna ed un Circondario sempre più rinnovabili quindi, con dati sempre più confortanti. Ma non è ancora abbastanza. Gli obiettivi europei sono ancora lontani e la strada da compiere ancora lunga e alla luce dell’attuale crisi economica sempre più necessaria per rilanciare la nostra economia in chiara difficoltà. (Denis Grasso).