Spett. redazione,
il grande Manager degli ultimatum, minacce e ricatti sta inanellando una impressionante serie di insuccessi commerciali, produttivi, occupazionali. Nei primi 9 mesi del 2011 nella fabbrica di Mirafiori, dove si produce Idea, Musa e Mito, gli operai hanno lavorato per solo 35 giorni. A Pomigliano con l’Alfa 159 si è lavorato 37 giorni e per il futuro si spera nella nuova Panda. A Cassino con la Giulietta, Bravo e Delta, è andata meglio con 169 giorni lavorativi sul totale di 205, mentre a Melfi con la Grande Punto e la Punto Evo si scende a quota 147 giorni di lavoro. A Termini Imerese con la vecchia Lancia Y gli operai sono stati attivi per 94 giornate ed è in corso una trattativa con il gruppo Dr Motor che dovrebbe rilevare l’insediamento industriale. L’unica fabbrica dove si è sempre lavorato è la Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, dove si costruisce il collaudato furgone Ducato. La crisi del gruppo Fiat si sta espandendo e coinvolge inevitabilmente anche tutto il settore della componentistica e difatti alla Lear di Grugliasco, azienda leader nella produzione dei sedili, si è deciso di licenziare 450 lavoratori su 600.
Giorgio Airaudo della Fiom dice: “Marchionne è un uomo della finanza e sa come speculare su un Governo irresponsabile, su una classe politica che ha paura delle sue minaccie e sulla divisione sindacale che ha creato, mentre negli Stati Uniti ha dovuto fornire delle garanzie precise”. Nonostante questo anche negli Usa la ricetta Marchionne non riscuote il consenso assoluto. La bozza del contratto firmato dalla Chrysler con il sindacato Uaw sta registrando molti No tra i lavoratori chiamati a ratificarlo, nella fabbrica di Trenton i No sono il 55% e a Warren Stamping sono il 54%. Un forte No è arrivato anche dagli stabilimenti in Illinois e in Ohio, mentre la maggioranza dei SI è stata raggiunta nelle fabbriche in Indiana e in Michigan. Il futuro della Fiat ed in particolare del progetto “Fabbrica Italia” è molto nebuloso e ad oggi evidenzia un impressionante numero di ore di Cassa Integrazione, che non sono pagate da Marchionne, ovvero il super Manager che guadagna 38 milioni di euro l’anno, ma dalle trattenute sugli stipendi di tutti i lavoratori italiani.
Per tutti questi motivi e altri tipo i diritti, la democrazia e la rappresentanza che si dovrebbe modificare in stile Marchionne, lo scorso venerdì 21 ottobre la Fiom ha effettuato un sit-in in Piazza del Popolo a Roma a cui ha dato sostegno la Fiom-Cgil insieme ad una rappresentanza di lavoratori-lavoratrici della Cnh di Imola, la prima fabbrica chiusa da Marchionne, dopo 6 mesi che aveva premiato il sito imolese con una targa d’oro, come lo stabilimento più efficiente e produttivo… La targa è rimasta… il lavoro NO. (Angelo Gentilini)