Faenza. “4 agosto ’74. Italicus, la strage dimenticata” è il nome del documentario di Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo sulla vicenda del treno Italicus. Dieci mesi di studi e ricerche d’archivio, 23 interviste, cinque inserti di fiction: il documentario sarà proiettato al cinema Sarti di Faenza, giovedì 3 novembre alle 21. Il lavoro è stato prodotto da Officinemedia di Forlì con il sostegno di alcuni partner pubblici e privati. “L’analisi e la ricostruzione storica – spiega il regista Alessandro Quadretti – sono alternate a sguardi privati, destinati a raccontare i riflessi più intimi dell’evento terroristico. Il ritmo del montaggio scandisce un dialogo ideale tra la sfera prettamente storico-politica di studiosi, magistrati, giornalisti, ex-terroristi e quella interiore espressa dal vissuto di alcune vittime, tramite foto e ricordi familiari”. Tra le storie delle dodici vittime di quell’attentato, le più significative risultano quelle della famiglia Russo, in cui morirono padre, madre e un figlio mentre altri due rimasero gravemente ustionati , del turista giapponese Tsugufumi Fukada e del ferroviere forlivese Silver Sirotti, morto a 24 anni nel tentativo di soccorrere i passeggeri e medaglia d’oro al valor civile. Ciò che avvenne sull’espresso Roma-Monaco di Baviera all’una e ventitré antimeridiana del 4 agosto 1974, all’immediata uscita della galleria ferroviaria di San Benedetto Val di Sambro, con 12 morti e 105 feriti, di cui 44 gravi, rappresenta il più sanguinoso attentato terroristico dinamitardo perpetrato nel decennio maggiormente violento del dopoguerra italiano. “Ciononostante – precisa lo storico Domenico Guzzo – questa tragedia si presenta come la strage meno ricordata, meno commemorata, meno analizzata e considerata dalla storiografia e dalla memoria nazionale”. La bomba piazzata sull’espresso “Italicus” venne concepita per produrre un’ecatombe: si trovava su un treno con oltre 400 passeggeri e con il timer regolato per detonare all’orario di arrivo nel più importante snodo ferroviario italiano, Bologna. “Il numero di dodici vittime, esiguo rispetto alle previsioni terroristiche, si spiega solo in virtù di un accidente fortunoso: un ritardo di ventisei minuti sposta la detonazione all’uscita della galleria di San Benedetto Val di Sambro. Se fosse scoppiata all’interno del tunnel, i morti sarebbero stati centinaia” prosegue Guzzo. Come per tutte le stragi legate alla strategia delle tensione, la magistratura non è riuscita a provare pienamente la colpevolezza dei mandanti e degli esecutori materiali dell’attentato. Tra gli oltre venti intervistati figurano magistrati, rappresentanti delle istituzioni, avvocati, storici, militanti politici giornalisti e testimoni. Di particolare interesse i contributi del senatore Giovanni Pellegrino (presidente della commissione stragi), del senatore Sergio Flamigni (membro delle commissioni parlamentari d'inchiesta (“Moro”, “P2” e “Antimafia), del presidente della Corte d'Assise di Bologna Leonardo Grassi (all'epoca istruttore del processo “Italicus – bis”), dell'avvocato Guido Calvi (consiglio superiore della magistratura), di Manlio Milani (presidente della casa della memoria di Brescia) e dei giornalisti Aldo Balzanelli (cronista de la Repubblica al processo Italicus), Claudio Santini (cronista per Il Resto del Carlino al processo Italicus e presidente della Fondazione Ordine dei Giornalisti di Bologna), Nicola Rao (giornalista Rai, esperto del neofascismo italiano) e Gianni Flamini (esperto della strategia della tensione). Sul sito è visionabile il trailer del documentario. (Elvis Angioli)