L’era Berlusconi è giunta al termine. Pronte le dimissioni, che arriveranno dopo il voto sulla legge di stabilità. La decisione dopo un’ora di colloquio con il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che è l'unico che può garantire questo percorso. Certamente questo 8 novembre 2011 è una data storica, che mette fine ad un’epoca e ad una fase politica durata oltre 15 anni. A chiudere il sipario è stato il voto del pomeriggio sul rendiconto dello Stato, quando alla Camera dei deputati la maggioranza si era fermata a 308 voti contro 321 astensioni. Il provvedimento è passato ma il Premier ha dovuto prendere atto che la sua maggioranza non c’era più. A dire il vero in un primo momento il Presidente del Consiglio aveva fatto sapere che non si sarebbe arreso, poi, dopo la salita al Colle, la presa d’atto che non c’erano più possibilità per continuare la legislatura. Serviranno ancora due o tre settimane, prima che il Presidente Napolitano possa aprire le consultazioni per un nuovo governo. Soddisfazione, ma non tranquillità  tra le file dell’opposizione. La paura è che Berlusconi cerchi di allungare i tempi per rendere difficile la nascita di un governo tecnico, preferendo andare al voto.

Di questa giornata l’unica cosa che conta è la fine di un’avventura politica, divenuta negli ultimi anni una disavventura per il Pese. Tutto il resto fa parte del solito teatrino della politica e del giornalismo. Dello scambio di accuse su chi ha tradito chi, delle schermaglie per allungare i tempi, delle discussioni su chi deve avere l’incarico non se ne può più. Il Paese è allo stremo. Non c'è tempo da perdere. Se c’è ancora un po’ di buon senso si dovrà cercare di fare tutto il possibile per mettere l’Italia e gli italiani al sicuro, per quando possibile, cercando di evitare che a pagare siano i soliti. Cercando che il peso dei sacrifici sia diviso proporzionalmente, che ognuno faccia la sua parte e che i furbi non la facciano ancora franca. Dopo di che si potrà andare al voto e cercare quella tranquillità politica e sociale che manca da troppo tempo. (Valerio Zanotti)