“Morto da molto tempo. Era rinchiuso nella città-carcere di Imola”. E dopo: “Il politico era agli arresti domiciliari grazie ai privilegi del suo ruolo ma presto, con l'avanzare dell'indagine, sarebbe stato trasferito nella città prigione di Imola: laggiù, anche per lui, la vita sarebbe stata molto dura”.
Non è il presente, neppure una metafora. Ma il futuro che aspetta Imola secondo “Il re nero” di Maico Morellini, da qualche giorno in edicola (Urania: 318 pagine per 4,50 euri) e meritevole di esser letto.
Siamo in un futuro abbastanza vicino. In un passato non meglio precisato “crisi economiche, guerre euro-asiatiche, malattie”. Nel domani qui immaginato Bologna, Modena e Reggio sono un'unica città. Impera la tecnologia eppure i riferimenti sono al passato, alle Città-Stato e alla cultura greca. Fuori di lì “il mondo sta andando a pezzi” o almeno così argomenta il super Governatore quando deve convincere lo scettico Riccardo Mieli – un investigatore privato geneticamente potenziato  a collaborare.
E Imola? Come si è ridotta a prigione? Sarebbe scorretto rivelarlo (il libro è lì che vi aspetta, in edicola) e solo è possibile anticipare che quando compaiono cinque imolesi… vengono subito assassinati, in un modo così originale da far invidia a Bin Laden o alla Cia. Bisogna arrivare a pagina 213 per sapere tutto (o quasi) di Imola e capire che lì si trova la soluzione di molti misteri.
Domande a cascata. Sono davvero invasati i “Corpi Medici”? Quali infamie si preparano nell'immenso impero del Policlinico ex-Modena? Chi sono i Dissonanti? Cosa è davvero successo in quel lontano 14 ottobre, “Dieas Aequum”? E' possibile che una menopausa accelerata diventi strumento di guerre politiche? Soprattutto chi è “il re nero” del titolo? Ogni domanda avrà la sua risposta perchè Morellini (reggiano di 34 anni) non imbroglia. Bella scrittura, colpi di scena a ripetizione e distribuiti con astuzia e arguzia, personaggi credibili pur nella loro dimensione “futuribile”. Un eccellente esordio.
Vivamente sconsigliato a chi ha paura degli aghi. Invece raccomandato agli amanti degli scacchi: la prima parte si apre con Reuben Fine (ma per un refuso nel libro diventa Rueben) grande scacchista e psicologo del secolo scorso mentre la seconda ha in epigrafe una frase del franco-polacco Xavier Tartakower, teorico e campione degli scacchi.
Molte previsioni interessanti. Qui se ne può anticipare una sola. “La più grande magia di quei tempi era l'esercito instancabile di psicologi (o terapeuti del lavoro, come preferivano essere chiamati) insediato nelle ricche profondità del tessuto sociale”.
Cosa si farà nel futuro “aemiliano” e abbastanza estremo di Maico Morellini? Quel che si tenta anche oggi: sopravvivere.
(Daniele Barbieri)