Spett. redazione,
il vero riformismo se tale vuole essere deve da subito mettere in campo delle politiche nazionali ed europee a sostegno del lavoro, delle imprese, dell’occupazione, dei redditi e di un modello eco-sostenibile. E’ chiaro che la competitività deve essere legata a tutto il sistema paese ed è sbagliato puntare sempre sui bassi salari, sul totale delle ore lavorate e sull’alienazione dei diritti dei lavoratori dipendenti. In questo periodo è alquanto bizzarro sentire vari politici di entrambi gli schieramenti affermare che il sostegno agli stipendi dei lavoratori dipendenti si deve attivare grazie agli accordi aziendali. Il costo del lavoro in Italia è tra i più alti al mondo e non si può caricare di più o solo sul sistema aziende, che tra l’altro hanno delle serie difficoltà di tenuta. Semmai , ora più di prima, le aziende dovrebbero investire in più ricerca e qualità per mantenere le quote di mercato a difesa dell’occupazione presente e futura. Il potere di acquisto degli stipendi dei lavoratori dipendenti si deve alzare attraverso la redistribuzione e la fiscalità generale. Questo è necessario ed è anche un forte elemento di sviluppo dal momento che l’80% della nostra economia è legata alla domanda interna. E’ da diversi anni che scrivo nel mio blog questi concetti, ancor prima dei vari economisti che in questi ultimi tempi ci elargiscono lezioni a go-go. Ed ancora non si può ricorrere sempre all’innalzamento dell’età pensionabile per fare cassa e per coprire i debiti pubblici generati dal sistema. Premesso che i fondi pensione Inps dei lavoratori dipendenti sono tutti in attivo, va anche detto che si tratta di economia privata perché i soldi vengono prelevati a monte dalle retribuzioni dei lavoratori., perciò in un reale sistema contributivo si devono usare solo per le pensioni di chi ha versato durante tutto il suo percorso lavorativo. Ed infine non credo che alzando l’età pensionabile e favorendo i licenziamenti si risolvano le problematiche del precariato e della disoccupazione, anzi è evidente che si creeranno delle nuove sacche di impoverimento e difficoltà sociale. E’ calcolato che in Italia ogni anno ci sono all’incirca 500 miliardi di euro, ripeto 500 miliardi di euro, che si infilano in percorsi distorti e come parametro di riferimento ricordo che il totale del PIL italiano è ± di 1.500 miliardi di euro. Ecco che quei 500 miliardi rappresentano un’immensa prateria in cui ogni politico che pensa o vuole rappresentare il mondo del lavoro e i lavoratori deve andare a caccia per recuperare le risorse necessarie per la reale ricostruzione democratica. Può anche darsi che non lo faccia o non lo voglia fare nessuno, come si è puntualmente verificato nel corso della nostra storia, ma se questo sarà che abbiano almeno la dignità di raccontarla giusta e si ricordino di rispettare chi sta tra i lavoratori e continua a lottare per i lavoratori/trici e per un mondo migliore.
Ormai ho 57 anni e sono indignato come non mai , nel rispetto delle lotte dei nostri vecchi e preoccupato per il futuro dei nostri ragazzi e anche perché sono sicuro che i grandi economisti sono più preoccupati delle sorti e dei diktat delle grandi banche. (Angelo Gentilini)