Caro Professore,
mi permetto di scriverLe dal momento che mi chiamo Mario anch’io, come Lei, e penso che tra Mari ci si possa intendere.
E se tra Mari ci si intende, chissà che bell’intesa tra Monti… Scriverò dunque anche, per conoscenza, ad alcuni amici che abbiano il Suo stesso cognome, affinché mi diano una mano a convincerLa ed a diffondere questo messaggio.
Ecco cosa Le chiedo: di dare un esempio.
Mi conceda alcuni favori che potrebbe farmi subito, da oggi, appena ricevuto l’incarico dal nostro ottimo Giorgio Napolitano. Non dubito che farà di tutto per esaudire questi timidi modesti desideri e per fornire un bel modello di serietà a tutti noi che in questi anni abbiamo un po’ perduto di vista una vita buona e corretta.
– Per prima cosa: non cambi il Suo abbigliamento. Continui ad indossare i begli abiti di grisaglia, possibilmente chiari come li abbiamo visti in questi giorni in TV; ci conceda di non dover più vedere sui teleschermi solo completi blu, maglioni blu, magliette da ciclista blu, pile blu, camicie azzurre, calzini e cravatte blu. È un tipo di abbigliamento da travet di cui non possiamo più sopportare la vista. Lei sa cosa è una bandana? Per favore, non lo impari mai.
– Si comperi, se già non la possiede, una macchinetta piccola e non blu, tipo la mia Ka rossa, e, quando non userà l’autobus, utilizzi quella per  tutti  i Suoi spostamenti in città. Possibilmente la guidi Lei, o la Sua gentile Signora, o uno dei Suoi Figli, se è tanto fortunato da possederne.
– Non accetti nessuna scorta, non ne avrà bisogno. Gli italiani Le vogliono già bene, e continueranno a volerGliene se manterrà gli impegni presi, anche se lacrimosi e sanguinolenti.
– Il Suo primo atto, dopo l’insediamento, dovrebbe essere quello di dimezzare tutti i Suoi emolumenti, quelli legati alla vita politica: stipendio, rimborsi spese, assegni famigliari, indennità varie, eccetera. Utilizzi il meno possibile gli sconti vergognosi che attualmente vengono praticati, a nostre spese, ai Suoi colleghi Senatori, Deputati, Ministri, con dipendenti, famigliari, annessi e connessi.
– Non Le chiedo un atto di rinuncia al vitalizio senatoriale, dato che il suo mandato è “a vita”. Chieda però che sia abolita ogni forma di reversibilità, il lontano giorno in cui malauguratamente Ella dovesse decedere.
– Accetti un congruo numero di biglietti d’aereo in classe turistica prepagati, ma non usi mai l’aereo o l’elicottero di Stato, se non per casi di estrema urgenza o di visite ufficiali.
–  Scenda il più possibile in strada a passeggiare, ogni tanto, Le farà bene alla salute ed i Suoi colleghi cittadini, romani e milanesi, saranno lusingati di vederLa, al mercatino rionale, discutere la qualità di una trota o la cottura delle cime di rapa (senza nessun riferimento a politici o simili).
– Scenda il meno possibile a parlare dai nostri teleschermi. Il punto della situazione una volta la settimana, su una sola delle reti nazionali, senza vanterie, senza iperboli, senza retoriche, sarà un grato appuntamento con  tutti per concludere lietamente una settimana di lavoro (lavoro per  tutti, beninteso)
Ecco, non voglio turbarLa oltre con le mie richieste, anche se ancora tanti sarebbero i desideri, più o meno esprimibili, che mi si sono accumulati dentro in questo diciassettennio.
Le chiedo solamente di  non deludere le aspettative di quegli italiani che non affollano i ristoranti di lusso e che vanno in aereo – classe rigorosamente turistica – solamente per una gita all’anno o qualche volta per il lavoro che svolgono. Ci conceda di avere stima e fiducia in qualcuno, quella stima e quella fiducia che, recentemente, quasi tutti abbiamo perduto.
Per il resto faccia il Suo lavoro, non le suggerisco nulla. Con grande stima ed aspettativa. (Mario Cacciari)