Imola. Costruire nell’area tra il cimitero del Piratello e l’ospedale nuovo sarebbe “l’ennesimo sfregio al territorio”. Parola di Legambiente Imola – Medicina: “Nella discussione sul Psc (Piano strutturale del Circondario Imolese) è emerso l’ennesimo tentativo di rendere edificabile un territorio di pregio, tra l’altro vincolato come quello che sta tra il cimitero del Piratello e l’ospedale nuovo di Imola”. Il tutto nonostante un parere negativo del ministero per i Beni e le Attività culturali, intervenuto dopo la “denuncia” di Cesare Baccarini, ex assessore all’urbanistica dell’allora Pci tra gli anni Sessanta e Ottanta del Comune di Imola e della Regione. “Nelle more dell’adeguamento del Piano, si invita il Comune di Imola a porre particolare attenzione e ad evitare di delineare in sede di Psc interventi che comportino una sostanziale alterazione della qualità dei luoghi oggetti di tutela e che quindi non potrebbero ricevere il parere favorevole della Soprintendenza in sede di autorizzazione paesaggistica” si legge nel provvedimento che “è stato ignorato dal Comune di Imola che non ha fatto sparire dal Piano l’ipotesi edificatoria”, sottolinea l’associazione ambientalista.
Ma sotto accusa è anche il tentativo di “collegare l’operazione Piratello con il futuro ampliamento del Parco Acque Minerali, spiegandoci anche che le future abitazioni saranno di pregio con alti standard energetici. Per chi ha qualche anno questa operazione fa venire in mente le lottizzazioni in via Suore, la cui qualità abitativi e il cui pregio ora sono davanti agli occhi di tutti gli imolesi. E ancora, non capiamo perché gli alti standard energetici non si possono applicare a tutte le altre aree edificabili? C’è qualcosa di particolare in quell’area che la rende speciale da questo punto di vista?”
Insomma Legambiente afferma perentoria che “si sta cercando di fare passare come interesse pubblico un’operazione dove l’unico interesse economico è quello privato”.
E ancora, aggiunge Legambiente, “ci vogliono spiegare che costruire lì significa arrivare prima all’allargamento del Parco ed evitare che si cementifichi in futuro nelle aree adiacente le Acque Minerali. Al di la del fatto che tutti sappiamo che fine fanno certe promesse, resta il fatto che non è certo un bel messaggio quello che il sindaco Manca sta mandando alla ‘sua’ città. Vorremmo ricordare, inoltre, al Sindaco che l’area limitrofa al Parco ha già una sua destinazione precisa come ci ha più volte ricordato l’assessore all’Urbanistica Andrea Bondi. Quell’area non è un jolly da usare a seconda delle esigenze e del bisogno di fare ingoiare qualcosa ai cittadini. Se poi si vuole parlare di perequazioni sono altre le aree da coinvolgere, come ci risulta fosse anche nei piani dell’Amministrazione non tanti mesi fa”.
L’associazione insiste sul senso privatistico di quell’operazione: “Ora giocare una contro l’altra due aree di pregio è un pessimo esempio di amministrazione della cosa pubblica. Ci dica il sindaco qual è l’interesse comune di questa operazione, se mai ce ne fosse uno? E non ci venga a parlare di un nuovo ingresso di qualità alla città, come se la Basilica e l’antico Cimitero del Piratello, con l’insieme dell’area agricola ricca di alberature, una pregiata area verde (come la classifica il decreto del 1965), siano meno qualificanti di un ammasso di cemento. Allora lasci stare il Parco Acque Minerali e abbia il coraggio di spiegarci quali sono i veri interessi che stanno dietro a questa scelta, come a quella di un ampliamento abitativo più generale non certo giustificato dai bisogni. Gli amministratori di questa città non si sono ancora resi conto che l’uscita da questa crisi non può certamente passare dall’applicazione di vecchie ricette sviluppiste dove al centro vi è un consumo indiscriminato del territorio, tanto più se solo quantitativo e non qualitativo e in gran parte fondato su superfici commerciali e terziarie eccedenti la domanda”.
In conclusione Legambiente ricorda “che Imola è una città che ha un patrimonio abitativo vuoto enorme, in parte da qualificare e riqualificare. Così come l’idea della Fucina, anche quella di questa edificazione dimostra un’idea di città ben lontana dai criteri di qualità della vita e di benessere, che non si misurano solo con il conto in banca, e che ormai fanno parte del patrimonio delle realtà più avanzate d’Europa”.