Bologna. Giovedi 6 dicembre 1990, ore 10.30, a Casalecchio di Reno, un aereo militare Aermacchi MB 326 precipitò sulla succursale dell’Istituto Salvemini, uccidendo e bruciando dodici ragazzi di quindici anni e ferendone 88. Molti dei quali stanno continuando ancora a sottoporsi a operazioni chirurgiche per le plastiche a parti del corpo devastati dalle fiamme. Ricorre quindi il ventunesimo anniversario e il Comune di Casalecchio, attraverso anche il “Comitato dei genitori dei ragazzi del Salvemini”, organizza una serie di eventi che vogliono ricordare la strage. Vogliamo però offrire ai lettori una serie di situazioni che non sono mai state prese in considerazione a sufficienza dalla stampa. Intanto va ricordato che quando l’Aermacchi MB 326 decollò dall’aeroporto militare di Villafranca di Verona nella torre di controllo non c’era nessuno. Successivamente, quando il pilota, il tenente Bruno Viviani, registrò i primi guasti al motore, l’aereo si trovava sui cieli di Padova. Nel frattempo gli addetti alla torre di controllo avevano preso possesso della stessa e comunicavano con Viviani via radio. Il pilota proseguì intanto il suo volo verso Ferrara con problemi al motore sempre più gravi. A questo punto si segna il destino dei ragazzi del Salvemini, perché il pilota Viviani potrebbe ritornare alla pista di Villafranca, o atterrare a Ferrara, o dirigersi verso il mare Adriatico e lasciare cadere l’aereo sul mare. E invece no. Il pilota tenente Bruno Viviani decide di proseguire su Bologna. Pochi minuti dopo l’arrivo su Bologna, il pilota si eietta con il paracadute e lascia cadere l’aereo sul territorio bolognese. L’Aermacchi MB 326 precipiterà su Casalecchio e, dopo avere sfiorato due palazzi della frazione di Ceretolo, si andrà a incuneare dentro la finestra della scuola seconda A della succursale dell’Istituto G. Salvemini, durante la lezione di tedesco. Moriranno schiacciati, arsi e mutilati: Deborah Alutto, Laura Armaroli, Sara Baroncini, Laura Corazza, Tiziana De Leo, Antonella Ferrari, Alessandra Gennari, Dario Lucchini, Elisabetta Patrizi, Elena Righetti, Carmen Schirinzi, Alessandra Venturi. Resteranno feriti in modo permanente oltre ottanta persone, tra ragazzi e professori. Successivamente il pilota verrà soccorso dalla squadra del Bologna che si stava allenando a poca distanza e poi prelevato velocissimamente da una pattuglia militare che lo porterà in segreto in una zona lontana dal pubblico e dalla stampa. Lo Stato italiano tenterà poi di impedire che si svolga il processo e solo grazie alla tenacia dei sindaci dei comuni coinvolti, del comitato dei sopravvissuti, del corpo docente e delle istituzioni locali, si riuscirà a ottenere il procedimento che vedrà condannati a due anni e mezzo il pilota Bruno Viviani e i due controllori di volo. Ma successivamente, nel processo di Appello, verranno tutti e tre scagionati e dichiarati innocenti, con la formula che diventerà “storica”: “Perché il fatto non costituisce reato”.

Nel 2007, per conto di Bacchilega editore, i registi Giuliano Bugani e Emilio Guizzetti, realizzeranno il documentario “I ragazzi del Salvemini”, una approfondita ricostruzione della mattina del 6 dicembre 1990.