Imola. “Gli elefanti non volano più… nemmeno bassi”, inizia con queste parole il comunicato con il quale il “Comitato Imolese per il diritto alla salvaguardia della salute” esprime la sua soddisfazione dopo la manifestazione di sabato 3 dicembre, voluta per protestare contro la riforma sanitaria prevista dal piano di riordino dell’Ausl di Imola ed avvallata dall’assemblea dei Sindaci del circondario imolese. “Non vogliamo commentare i ripetuti tentativi di far fallire la manifestazione, prima, e di sminuirne il significato poi – si legge nel comunicato -. Come comitato ci interessa sottolineare le ragioni che hanno portato alla seconda manifestazione di piazza in poco meno di due mesi in un territorio che, a memoria d’uomo, non aveva mai visto eventi del genere su questioni locali. Qualcosa sta cambiando e gli unici che sembrano non accorgersene sembrano proprio coloro che continuano imperterriti a diffondere falsità, su di noi, sui cittadini, sulle iniziative e soprattutto sulle ragioni di questa mobilitazione, tentando goffamente di nascondere le vere ragioni che hanno portato a tutto ciò. Si è tentato dapprima di far passare in sordina il Pal dell’Ausl senza informare e coinvolgere i cittadini; fallito questo tentativo grazie al nostro lavoro ed alle 700 persone che erano scese in piazza il 22 ottobre a Medicina, si è tentato di tamponare la falla con l’accordo con la croce rossa, salvo tentare di ‘venderlo’ come una ‘spontanea’ iniziativa della politica locale mossa dallo spirito del buon samaritano; avremmo voluto vedere cosa sarebbe successo senza la prima mobilitazione (anch’essa snobbata e bollata come marginale). La protesta è però proseguita perché un’autoambulanza della croce rossa non è la stessa cosa di una del 118! Si è tentato allora di screditare sia i componenti del comitato che le ragioni che sosteniamo”.
A sostegno della loro tesi riportano le affermazioni del commissario della Croce Rossa, dottor Menarini: “… i nostri operatori… è certo che non sono infermieri, non sono la stessa cosa ma credo che di questo ne sia consapevole la stessa Ausl”.
Il comitato poi attacca le affermazioni del segretario del Pd imolese, Fabrizio Castellari, quando afferma “… rispetto per i cittadini che sono scesi in piazza, ma la manifestazione epocale non c’è stata”. “È imbarazzante che un partito non comprenda il senso degli avvenimenti – affermano i rappresentanti del comitato -, non capendo che il termine epocale non può ridursi a valutazioni esclusivamente numeriche. È imbarazzante come la democrazia dal basso, venga vilipesa dai dirigenti di un partito che ha le proprie origini proprio nel popolo. È imbarazzante ed offensivo, da parte del Pd, il tentativo di associare la validità e le motivazioni della protesta al numero dei partecipanti. Un partito che, a livello locale, negli ultimi anni ha perso migliaia di voti (circa 7.500 voti ad Imola e circa 2.000 a Medicina)”.
Ecco che allora il comitato ricorda gli elementi della sua protesta: “Portare in piazza molte persone (di estrazione diversa) a protestare per il mantenimento di un diritto e non contro il Governo Berlusconi” e riporta le parole di Emanuele, detto Ernesto, dell’associazione “I Picari” di Medicina: “Siamo qui per la bellezza delle nostre donne, per la saggezza dei nostri vecchi, per la voglia di cambiare dei nostri giovani, per il futuro dei nostri figli”.
E, rigettando l’accusa di essere populisti, il documento si chiude affermando che “si disquisisce se 700 o 300 cittadini siano molti o pochi, ci si affretta a dichiarare il fallimento in casa altrui, si tace sulla prossima privatizzazione della Cri e si prosegue imperterriti mostrando di avere la verità in tasca ed evitando di capire che qualcosa si sta muovendo nella politica locale ed Italiana. Quando la tempesta si annuncia il saggio tenta di capirne i segni, non continua come se nulla fosse perché altrimenti ne verrà travolto. Noi proseguiremo la nostra lotta con la serenità di chi sa di trovarsi dalla parte dei cittadini e della verità e non è costretto ad averne paura protetto dalle volanti dei Carabinieri benché non ve ne sia il minimo bisogno, anche questo è un segno dei tempi che cambiano”.