Spett. redazione,
si avvicina l'anno nuovo e con lui puntuale le richieste di Hera di aumento delle tariffe a partire da quella dell'acqua.
Nell'ultima sua semestrale 2011 il presidente Tommasi di Vignano esprime soddisfazione per i conti e fiducia nel futuro. Soddisfatti e fiduciosi lo saremmo anche noi se fossimo titolari di una azienda dove se i clienti comprano meno acqua di quella che ti aspetti per contratto puoi obbligarli a pagarla di più e dove gli investimenti li fai prendendo i soldi a prestito dalle loro bollette e su questo riesci addirittura a convincerli a dare a tè che se il debitore il 7%. E' come andare in banca accendere un mutuo e incassare gli interessi invece che pagarli. Provateci voi.
Se a questo aggiungi che il ciclo idrico partecipa positivamente alla creazione del margine operativo lordo del nostro gestore per il 19,6% pari a 67,42 milioni di euro semestrali (che annualmente diventano circa 130), dovresti riuscire a zittire anche quei sindaci che imprudentemente continuano a ripetere che HERA gestisce l'acqua in perdita.
Sul fatto che il gestore per portarci in casa l'acqua lo faccia con personale e fornitori che giustamente devono essere pagati non si discute. Se a inizio anno sappiamo che avremo costi per 110 milioni di euro e un consumo previsto di 80 milioni di metri cubi è evidente che 1 metro cubo di acqua dovrà costare 1,375 euro. Se i consumi reali invece sono inferiori, che è esattamente la situazione nella quale siamo noi ora, per rientrare dai costi sei obbligato ad aumentare il prezzo del metro cubo.
Ma un servizio come quello idrico dove non esiste rischio d'impresa può essere affidato in regime di monopolio ad una spa che ci lucri sopra? No, perchè il referendum del 12 giugno 2011 lo vieta e il decreto del Presidente della Repubblica del 21 luglio che ha abolito la norma che lo permetteva espone chi ancora li ignora a seri rischi di natura legale e politica. Per aggirare questa obiezione ed evitare di essere accusati di scippo di volontà popolare molti primi cittadini,  espressione di forze politiche che curiosamente ancora tengono a definirsi di sinistra, ora sostengono che per fare acquedotti e depuratori il nostro gestore si è dovuto indebitare e quindi è giusto che i relativi oneri finanizari siano coperti dalla tariffa. Ma è vero?
Dai conti ufficiali della nostra Ato5 e per la precisione dall'allegato 3 della Convenzione del Servizio Idrico Integrato 2008-2012, la risposta è no. Nel quinquennio in esame a fronte di entrate di cassa medie annue pari a 128 milioni di euro il nostro gestore ha uscite, compresi gli investimenti, pari a 106 con quindi un flusso di cassa positivo di ben 22 milioni di euro all'anno. Se ogni anno per il servizio idrico integrato il gestore incassa 128 e spende 106 evidentemente non si è indebitato per fare acquedotti o depuratori e quindi la tesi della copertura degli oneri finanziari salta.
 Forse prima del 2008 la situazione era radicalmente quanto improbabilmente diversa e nel caso attendiamo i conti, o forse quelli che ci hanno passato sono falsi, ma avendoli ricevuti da un stimabile e preparato sindaco tramite mail e con tanto di lettera di commento allegata e protocollata, non possiamo credere a questa eventualità che politicamente equivarrebbe ad un suicidio assistito.
Nell'attesa di essere ufficialmente smentiti nel frattempo inseriamo in bilancio quella che pare essere un'altra campagna pubblicitaria gratuita quanto efficace in favore del Movimento 5 Stelle.
(Movimento 5 Stelle Imola)

La risposta di Hera