Imola. E' on line da poco il nuovo sito del progetto [Im]possible living. Nato dall'idea di Daniela Galvani, architetto imolese, e di Andrea Sesta, ingegnere di Bologna, questa giovane start up web vuole diventare il punto di riferimento mondiale per quel che riguarda il tema dell'abbandono in architettura. Dopo un anno di rodaggio con un blog seguitissimo e molto apprezzato dagli esperti del settore, i due giovani creativi, 29 anni ciascuno, hanno deciso di fare le cose le sul serio. Abbiamo incontrato Daniela Galvani per sapere qualcosa di più.

 

Che cos'è [Im]possible living?

[Im]possibleliving è un sito web che vuole diventare il più grande database mondiale di edifici abbandonati. La missione che ci siamo posti è quella di ridare vita agli edifici abbandonati in tutto il mondo, creando un servizio in cui le persone autonomamente possano dare il loro contributo in una modalità wiki, come wikipedia, segnalandoci i casi di edifici abbandonati che ognuno conosce, chi perché li incontra in vacanza chi perché ci passa davanti tutte le mattine, chi perché se li trova davanti casa. Una foto, qualche informazione sul luogo e l'aspetto, anche solo quello che banalmente si può osservare dall'esterno ed è nata una scheda nel nostro archivio. Dopodiché chiunque voglia può aggiungere ulteriori informazioni.

 

Come funziona?

Le persone possono registrarsi gratuitamente all'interno del sito, una volta registrarti possono aggiungere informazioni sulle schede già esistenti oppure crearne di nuove per edifici che non sono stati ancora mappati. La singola scheda oggi è concepita in un modo tale che le persone possono aggiungere quello che sanno sul presente e sulla storia dell'edificio, foto, video, e ogni genere di documento correlato. A breve avremo anche una sezione dedicata al futuro, dove raccoglieremo i progetti di riqualificazione che gli utenti invieranno. Molto importante per la riqualificazione, come per tutto del resto, sono le idee. Se c'è una bella idea alla base di un progetto anche di riqualificazione è molto più facile poter trovare un finanziatore o in generale far sì che le cose si muovano.

 

 



Chi pensate potrà collaborare in questo senso?

Il nostro scopo è quello di creare una comunità di persone interessate attorno ad ogni edificio, ognuno con le sue competenze ed i suoi contributi. Un team di persone da 3 a diverse centinaia, non vedo limiti alla collaborazione. Per la parte riguardante i progetti di riqualificazione penso sopratutto agli studenti di architettura che fanno tantissimi progetti anche su luoghi abbandonati che poi dopo l'esame vengono buttati nel cestino. L'idea è quella che gli studenti possano caricare autonomamente sul sito i loro progetti assieme a tutti i cittadini che hanno voglia di dire la loro e hanno idee per ridare vita all'edificio.

 

Il passato, il presente ed il futuro, c'è altro?

Beh abbiamo un blog che teniamo all'interno del sito in cui vogliamo raccogliere notizie legate all'abbandono a 360 gradi. Non solo le schede degli oggetti abbandonati che di volta in volta gli utenti ci segnalano ma anche le “best practice”, i casi di edifici che sono già stati riqualificati con ottimi risultati da progetti di grandi o piccoli architetti. Nel mondo gli esempi sono tantissimi, per restare in Italia mi viene in mente il caso della Cascina Cuccagna a Milano.

 

Ce lo puoi raccontare?

Cascina Cuccagna a Milano è a Porta Romana, quindi in centro città, da quello che ci hanno raccontato la riqualificazione è partita da una signora del quartiere che da tanto tempo voleva ridar vita a quell'edificio e ha cominciato a muoversi, creando un'associazione e poi cercando, rompendo le scatole in giro, ha trovato un finanziamento da una banca e oggi l'edificio non è più abbandonato. Sul loro sito (qui >>) si può vedere quanti soldi hanno guadagnato, di quanto hanno ancora bisogno per rimettere a posto l'altra parte della casa e oggi fanno attività molto belle per giovani e non, organizzano concerti, hanno un orto…

 

Oltre al sito e al blog cosa avete in mente?

La tendenza mondiale nella comunicazione è legata al concetto di mobilità, quindi smartphone e mondo della telefonia. Abbiamo creato un'applicazione per Iphone e per Android che sarà pronta a breve. Una persona che cammina per la strada e vede un edificio abbandonato può fotografarlo, scrivere due righe di commento e caricare tutto sul sito direttamente dal cellulare. Digitando il nostro nome sull'app store si trova l'applicazione e la si può scaricare gratuitamente.

 

 

 



Come vi è venuta l'idea per [Im]possible living?

L'idea è nata nel novembre 2010. Il mio socio Andrea ed io stavamo guardando un video di un sindaco lombardo che raccontava di aver impedito la costruzione di nuove aree nel suo comune per favorire il riuso di quello che c'era già: ci si è accesa la lampadina. Io all'università ho studiato l'architettura sostenibile e quando mi sono laureata ho deciso di lavorare su questo tema. Ho lavorato a Vienna in uno studio di architettura che fa sostenibilità da vent'anni, il ché significa pannelli fotovoltaici, pannelli solari, geotermico, in generale avere attenzione per quel che riguarda nuove costruzioni con un basso impatto ambientale. Quello di cui mi sono resa conto dopo 4 o 5 anni è che la sostenibilità non è più sufficiente. Non basta continuare a costruire il nuovo anche stando attenti a mantenere un basso impatto ambientale, oggi la vera innovazione è riutilizzare quello che c'è già: dedicarsi al recupero del vecchio mantenendo comunque la memoria per fare in modo che questi edifici non siano del tutto snaturati. Non si può buttare giù l'Osservanza o l'ex-Macello e fare un centro commerciale. Questa idea di recupero non ci va bene. Occorre tenere ben presenti delle linee guida e non uscire da queste.

 

Che tipo di edifici abbandonati vi interessano?

Il tema dell'abbandono è molto vasto, si va da edifici in rovina ad altri vacanti, abbandonati da pochissimo tempo che hanno ancora dentro gli impianti di acqua, luce e gas e volendo potrebbero essere da subito pronti per tornare ad essere abitati; edifici pubblici o privati, interi borghi, paesini abbandonati. Abbiamo notato che ci sono nel mondo le cose più varie, vere cattedrali nel deserto, abbandonate da molto tempo e per le quali è più difficile trovare una ricollocazione oppure edifici ancora agibili e collocati nei centri storici.

 

Quali sono gli “impossible” che avete trovato a Imola?

Sul sito li abbiamo mappati tutti e sono diversi. C'è l'Osservanza, l'ex-Macello che adesso è stato comprato. I Circoli, Villa Milena, Villa Muggia, un'altra villa che ci piace tantissimo è quella sulla montanara che è senza tetto…. Altri edifici importantissimi sono l'ospedale di Montecatone, poi anche in centro ci sono tantissimi oggetti abbandonati, l'ex-cinema Jolly, la chiesa dell'Annunziata anche se so che adesso stanno facendo dei lavori… basta affacciarsi alla finestra e secondo me qualcosa si vede.

 

Una volta mappati agli edifici cosa succede?

Le cose possono muoversi in due direzioni, quella del pubblico e quella del privato. La prima possibilità comporta il dialogo con le varie amministrazioni e fornire proposte, idee, per riutilizzare quelle strutture che giacciono abbandonate. Il versante privato è forse quello che offre la possibilità di trovare più velocemente soluzioni. La legislazione attuale comunque non ci aiuta, in Italia non c'è una legge globale che individua le modalità o che tutela il non abbandono degli edifici. Dovremmo imparare dall'estero: in Olanda ad esempio era legale fare “squatting” e quindi se c'era un edificio abbandonato chiunque avesse avuto bisogno di una casa poteva occuparla e abitarci dentro prendendone possesso avendo la legge dalla propria. Da noi questo non c'è, e può capitare invece che ci sia chi, proprietario per esempio di cento immobili, ne viva uno e possa lasciare gli altri 99 vuoti, sfitti. Con gli anni ovviamente tutto quanto va in malora.

 

 

 



Vi interessa anche proporre modifiche alla legislazione attuale?

Quello della legislazione è un tema grandissimo, possiamo dare una mano a sensibilizzare ma più di tanto non possiamo fare. Se piano piano riusciamo a interessare sempre più persone facendo capire loro qual è il problema magari la cosa arriverà fino a Roma…

 

Si sente dire spesso che i costi per la riqualificazione sono spesso proibitivi, tanto da risultare più conveniente nella maggior parte dei casi buttare giù e ricostruire. E' così?

Non si può dare una risposta univoca, occorre vagliare caso per caso. Inoltre i tempi dell'intervento sono fondamentali. Se pensiamo al complesso dell'Osservanza vediamo che dopo svariati anni di abbandono le strutture, come gli impianti, sono andate degradandosi, e oggi intervenire è molto più difficile e costoso che se ci si fosse mossi prima. Se nel manicomio dell'Osservanza ci vivevano delle persone significa che c'era la luce, l'acqua, c'erano porte e finestre che funzionavano. Oggi non è più così, ci sono stati episodi di vandalismo, gente che per “divertimento” è andata a rompere le cose, problemi di sicurezza, senzatetto che hanno vissuto dentro ai padiglioni in condizioni inadeguate. Noi vogliamo creare le condizioni perché si possa intervenire prima.

 

Il vostro edificio preferito?

Ad oggi sicuramente la Casa degli artisti, in centro a Milano. Durante la settimana del Salone del mobile abbiamo fatto un presidio in strada davanti a questo edificio e abbiamo conosciuto un sacco di persone che si sono fermate a parlare con noi, ci hanno raccontato quello che sapevano, ci hanno portato foto, anche una piantina dell'interno… E' stato molto bello. Una sera abbiamo organizzato un evento, un flash mob, abbiamo radunato parecchie persone, ognuno con una macchina fotografica e scattando nello stesso istante abbiamo ottenuto un unico macro flash, come una scossa di defibrillatore. Un gesto per far capire come ogni individuo anche singolarmente può dare un contributo.

 

Chi c'è dietro il progetto [Im]possible living?

Oltre a me e Andrea, si è unita a noi da poco Roberta Barone che ha studiato economia alla bocconi e si è licenziata dal lavoro per dedicarsi al nostro progetto a tempo pieno.

La parte di front end grafica è stata curata dall'Emmaboshi studio di Bologna, altro esempio di giovane impresa creativa di successo, creata da Emanuele Centola, anche lui imolese, come imolese è Lorenzo Viscanti che in qualità di “tecnology lover” assieme a Marco Martini si è occupato della parte di back end. L'art director e supervisore, a cui dobbiamo anche l'immagine coordinata del progetto, è Davide Angeli.

Il team funziona bene ma vorremmo comunque rivolgere un appello sia a eventuali finanziatori (ad oggi ci siamo totalmente autofinanziati), perché per crescere abbiamo bisogno di qualcuno che creda in noi, sia a chiunque sia interessato a lavorare attivamente al nostro progetto. Diventando un'azienda, specie un'azienda che non si pone limiti geografici, abbiamo bisogno di persone con competenze in vari ambiti, da quello legislativo a quello economico, dall'informatica all'editing.

 

In bocca al lupo.

 

(Leonardo Bettocchi)