Imola. Maria Elisabetta Fabbri non ce l’ha fatta. Alla fine la malattia l’ha portata via. L’ho conosciuta quando decise di fondare un’associazione che combattesse contro il dolore fisico. Lei, colpita da una malattia che spesso non lascia scampo, aveva fatto frutto della sua sofferenza, cercando di fare qualcosa per aiutare tutti coloro che soffrono e, spesso, non possono permettersi le cure palliative. Era il 2003 quando nacque “Insieme per il dolore” e da allora, Elisabetta, all'apparenza così fragile, mise in campo una forza insospettabile. Instancabile, testarda, con un entusiasmo coinvolgente, è stata fondatrice e anima dell’Ipid fino a pochi giorni fa. Fino all’ultimo ha voluto essere presente. Si è data da fare, dalla sua stanza di ospedale, perché la cena di beneficenza del 2 dicembre al circolo Pontesanto andasse bene. Manco a dirlo è stata un successo. Lei però non c’era. Dopo qualche giorno ci ha lasciati.
L’Ipid è nata ispirandosi ai principi della solidarietà umana, sostiene, promuove, anche attraverso forme di collaborazione con altri enti o istituti, pubblici o privati, tutte le iniziative con oggetto “la terapia del dolore”.
In tutti questi anni tante sono state le iniziative per sensibilizzare e sviluppare la cultura della lotta al dolore con ogni mezzo idoneo; sostenere ed aiutare le famiglie ad accogliere ed assistere i propri cari affetti da sindromi dolorose in modo da potere vivere una vita dignitosa; promuovere forme di volontariato che portino a riconoscere la centralità della persona ammalata, le sue esigenze, i suoi diritti; divulgare la conoscenza delle terapie di analgesia tra tutti coloro che a seguito di gravi patologie, incidenti ecc.. , si trovano a dover convivere con uno stato di dolore fisico; valorizzare l'analgesia come rimedio allo stato di dolore. Gli ambulatori dell’Ipid accolgono in particolare coloro che trovano difficoltà, anche per ragioni economiche, a sostenere le spese delle cure mediche. Sono tanti i professionisti che ha coinvolto in questa idea che, oltre al valore sanitario, ha una forze sociale importante.
Ora Elisabetta stava lavorando con tutte le forse che le restavano a un grande progetto, quello di costruire un centro che raccogliesse tutto quello che aveva costruito in questi anni, per metterlo a disposizione della città. La scommessa è dare concretezza a questa idea. Così sarà possibile ricordarla nel migliore dei modi. (Valerio Zanotti)