Milano. 12 dicembre 1969. Ore 16,30. Piazza Fontana. Banca Nazionale dell’Agricoltura. Una bomba collocata vicino a un tavolo della banca esplode e uccide 16 persone e ne ferisce 84. Una diciassettesima persona morirà un anno più tardi in conseguenza delle ferite riportate E’ l’inizio di quella che verrà definita “La strategia della tensione”. Lo stesso giorno, alle ore 16.25, viene ritrovata una bomba in piazza della Scala, davanti alla Banca Commerciale di Milano, ma l’attentato viene sventato. Lo stesso pomeriggio, a Roma, alle ore 16.45, esplode una bomba davanti alla Banca nazionale del Lavoro e vengono ferite 13 persone. Alle 17.22 all’Altare della Patria, ancora a Roma, un'altra bomba esplode, e un'altra, alle 17.30, al Museo del Risorgimento. In entrambi i casi vengono ferite diverse persone. Il processo per la strage di piazza Fontana vedrà una moria di testimoni, i suicidi di Pinelli, Della Savia, Ginosi e Ambrosini. Poi di otto morti per “infortunio”: Calzolari, Baldari, Aricò, Casile, Scordo, Borth, Lo Celso, e Gruber. Le indagini, che trovano, dopo molte incompetenze territoriali, la competenza a Catanzaro nel 1972, vengono indirizzate sugli anarchici del Circolo “22 Marzo” il gruppo dissidente dal circolo “Bakunin” fondato dal ballerino Pietro Valpreda e sui militanti anarchici del circolo milanese “Ponte della Ghisolfa”. Viene arrestato Giuseppe Pinelli. Negli apparati militari figurano capi della Polizia Angelo Vicari e Efisio Zanda. Direttori del servizio segreto militare, il Sid, l’ammiraglio Henke e il generale Miceli. Ma la svolta, anche se durerà un attimo, avviene proprio nel processo di Catanzaro, dove vengono riconosciuti mandanti della strage Freda e Ventura, appartenenti all’organizzazione di estrema destra Ordine Nuovo, e condannati all’ergastolo. Freda e Ventura però vengono fatti fuggire in Sud America. Vengono assolti in Appello e nel 1982 assolti nel processo di Bari. Il caso piazza Fontana è finito? No. All’inizio degli anni ’90, un pentito, Digilio, conferma quali mandanti della strage Freda e Ventura, Zorzi quale esecutore, Maggi e Rognoni come preparatori dell’esplosivo. Il processo è a Milano e nel 2001 Freda e Ventura vengono condannati all’ergastolo e condannati anche Zorzi, Rognoni e Digilio. Poi il finale: in Cassazione, nel 2005, vengono tutti assolti, ma riconosciuti come mandanti di tutte le stragi di quel periodo proprio Freda e Ventura, ma poiché erano stati assolti in due processi precedenti non sconteranno la pena e resteranno liberi. Condannati i familiari a pagare le spese processuali. Una lettera dell’associazione all’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, farà poi pagare le spese processuali allo Stato. (Giuliano Bugani)