Domenica 11 dicembre le donne in tutta Italia si sono ritrovate dopo le affollate manifestazioni del 13 febbraio scorso e l’assemblea di luglio a Siena. Ieri per contestare il governo Berlusconi, le sue politiche, una cultura che propone le donne e il corpo femminile come oggetto di piacere e di scambio, oggi per proporsi protagoniste di una fase storica difficile e di una situazione delicatissima che ancora una volta rischia di penalizzarle pesantemente. “ Se non le donne chi?” , “la crisi non si supera senza le donne”, gli slogan che hanno caratterizzato questa nuova giornata di mobilitazione. Due slogan che in sintesi e con efficacia esprimono quanto le donne siano una risorsa fondamentale del Paese, una componente imprescindibile della società e del sistema produttivo, un soggetto collettivo responsabile. A Imola una sessantina di donne si sono incontrate dopo mesi per darsi un luogo collettivo e permanente di confronto e costituire una presenza visibile e attiva con opinioni e proposte concrete. I temi del lavoro, penalizzante per le donne sia in termini di occupazione che di parità salariale, dello stato sociale in gran parte sulle loro spalle, della democrazia, zoppa perché nettamente sbilanciata nella rappresentanza dei sessi, sono stati al centro del confronto. Non sono naturalmente mancati commenti e osservazioni sulla manovra del Governo attualmente in discussione. Una manovra con forti limiti di equità, che innalza l’età pensionabile delle donne senza toccare lo Stato sociale e tenere conto dei lavori usuranti. Certo si riconosce la congiuntura di emergenza e la necessità di sacrifici per togliere il Paese da secche assai pericolose, ma le donne non sono convinte che questa sia l’unica strada percorribile e soprattutto non sono convinte di dover pagare sempre il prezzo più elevato. Allinearsi con gli altri Paesi dell’Unione Europea su alcuni aspetti del prelievo fiscale e nel sistema previdenziale non scandalizza e può essere giusto, ma è iniquo e strumentale se non si mettono in discussione gli altri aspetti del sistema e non si considerano le condizioni reali di vita in specie delle donne. Qualcuna ha sottolineato l’importanza di far pesare la forza delle donne e di fare rete su politiche concrete che propongano una differente visione del mondo e della vita per immaginare e costruire un futuro che le includa. Su questi temi ci può essere convergenza al di là delle appartenenze politiche e generazionali e si può essere portatrici di un’idea diversa della politica che realizzi la difficile pratica della democrazia e riaffermi valori sani. Un’aspirazione che comunica tutta la stanchezza e l’intolleranza crescente verso un sistema politico autoreferenziale, privilegiato e incapace di affrontare i problemi di coloro in nome dei quali gestisce il potere. Si può ripartire da qui, dalle donne, dalla loro capacità di protagonismo e di cambiamento, dalla loro sensibilità e responsabilità assai poco riconosciuta  e legittimata, decise ad esserci e a fare massa critica anche in termini elettorali e di consenso. Le donne imolesi si sono date appuntamento il 13 gennaio prossimo per continuare il percorso estendendolo a tutte coloro che vorranno dire la loro e partecipare. (Virna Gioiellieri)