Imola. Imola è al primo posto insieme a Ferrara nella capacità di recupero degli insoluti per quanto riguarda le tariffe dei servizi scolatici. Dopo l’approvazione nei giorni scorsi di novità riguardanti le tariffe dei servizi scolastici ed in particolare l’ampliamento della fascia di esenzione nei nidi e l’individuazione di un meccanismo di presentazione dell’Isee per i genitori che non risultino avere identica residenza, per evitare di concedere agevolazioni a chi non ne abbia in realtà diritto, l’assessorato alla Scuola fa ora il punto sui mancati pagamenti.
Imola e Ferrara sono prime tra le città dell’Emilia Romagna di pari grandezza o capoluoghi di Provincia, e di conseguenza è ai primi posti in Italia essendo la nostra Regione tra le più virtuose. Infatti le due città sono circa al 3,5% di incidenza degli insoluti delle tariffe sull’ammontare totale delle entrate dei servizi scolastici. Stiamo quindi parlando di cifre che oscillano tra i 150.000 e i 180.000 euro su un totale superiore ai 4.000.000. Le altre città della Regione viaggiano tra il 5% e l’11% di incidenza degli insoluti e la media dei centri del Nord Italia è di circa il 6%.
“Sono davvero soddisfatto nel dare questi dati che dimostrano come ci si stia sforzando di recuperare tutte le somme dovute dalle famiglie insieme agli sforzi per concedere sconti ed esenzioni solamente a chi davvero ne ha bisogno e non a chi cerca invece di aggirare i regolamenti per pagare meno – commenta Marco Raccagna, assessore alla scuola -. Si tratta di iniziative importanti che vanno nel senso di aumentare sempre di più l’equità ed avere meccanismi di riscossione tariffaria e regole sempre più giuste. Non possiamo infatti chiedere alla comunità tutta di compartecipare alla tenuta dei servizi rivolti ai più piccoli, alle famiglie e agli anziani senza contemporaneamente chiedere quanto effettivamente dovuto a chi non ha né bisogno né diritto ad agevolazione alcuna. Naturalmente chi soffre davvero un disagio sarà invece sempre tutelato. “Quest’anno, per esempio, abbiamo recuperato quasi 55.000 euro in più rispetto agli altri anni dagli insoluti prima di mandarli alla riscossione coattiva, praticando un metodo certo non molto moderno o tecnologico, ma sicuramente efficace: telefonate e ancora telefonate personalizzate alle famiglie morose e visite anche a domicilio da parte dei dipendenti impegnati all’ufficio rette. Il tutto in modo molto collaborativo e sereno e i risultati sono arrivati”.