Un viaggio in Malaysia inizia sempre da qui, dalla sua capitale, Kuala Lumpur. Già scendendo all’aeroporto – 55 km. Dalla capitale – tutte le idee romantiche di una “Malesia” salgariana vengono smontate dalla modernità della struttura anche se tra tutto il vetro e l’acciaio sono stati inseriti “ritagli” di foresta tropicale, quasi una metafora di quanto accadrà ad un mondo troppo afflitto dalla ricerca dell’oblio della natura e del proiettarsi verso un futuro troppo artificiale e asettico. Per fortuna conoscendo meglio la Malaysia, il suo popolo e la filosofia statale constateremo che non è questa la verità.

Un aspetto della vita sociale malese comunque colpisce già nei chilometri del largo nastro d’asfalto che conduce a Kuala Lumpur: arrivando a quella che potrebbe essere considerata la periferia della capitale si iniziano ad attraversare quartieri di villette singole, con il loro ordinato giardinetto, quasi una replica elegante e tropicale di certi quartieri residenziali di Los Angeles. Poco più avanti si incontrano altissimi palazzoni a pianta ottagonale – un simbolo islamico – che, nonostante un aspetto tutto sommato elegante li giureresti condominii destinati ad una classe impiegatizia così come i quartieri attraversati poco prima sei portato a considerarli residenza della upper class…

Niente di più sbagliato: sembra proprio che le villette periferiche, eleganti, ordinate, con i loro giardini siano le dimore della middle class mentre i ricconi sembrano prediligere i venti, trenta piani di quei matitoni, anche se poi scopri che in realtà ogni inquilino possiede, in linea di massima, tutto un piano per cui la superficie abitabile supera abbondantemente quella delle villette. E il panorama è compreso nel prezzo.

le Petronas Tower di notte, come si sono viste in Entrapment con Sean Connery e Catherine Zeta JonesKuala Lumpur, poi, come molte altre grandi città orientali o sudamericane, è un vero contrasto di stili. Il centro direzionale, quello dei grandi alberghi internazionali, della “city”, quello che sfoggia i due aghi delle torri gemelle – riferimento geografico infallibile per arrivare in centro – e il fuso della “Menara Kuala Lumpur”, la torre di 421 metri usata per le telecomunicazioni ma che nella grossa “palla” posta quasi alla sommità ospita oltre ad un belvedere un delizioso ristorante girevole.

Nella mia prima visita in Malaysia fui ospite di uno dei più begli alberghi della città, lo Shangri Là, a poche centinaia di metri dalle torri Petronas, per alcuni anni le più alte costruzione del mondo celebrate anche in un celebre film con l’ex 007 Sean Connery. Cito questo albergo perché la sua ospitalità e i panorama che si gode dai piani più alti riecheggia davvero la mitica località descritta dal James Hilton in Orizzonte Perduto e, se ci deve essere un consiglio per pernottare questo albergo può davvero dare alle nostre prime notti malesi quella piacevolezza che si chiede da una vacanza oltre al fatto che la sua posizione strategica è utile per visitare il centro direzionale.

Dicevo che la Malaysia è una nazione che vive sull’acqua, lo stesso nome della sua capitale spiega la sua localizzazione al punto di congiungenza dei due fiumi che la attraversano, anche se in realtà con un significato non proprio… ameno visto che il significato delle due parole è, più o meno, “confluenza fangosa”, ma certo non si possono pretendere dappertutto “chiare fresche e dolci acque”…

Al precedente consiglio di un alloggio d’alto livello voglio però associarne un secondo, certamente sprovvisto del lusso dello Shangri Là ma fornito, in compenso, di un fascino esotico che riecheggia alcune pagine del “Giro del Mondo in 80 Giorni” di Verne. Il consiglio è quello di trascorrere almeno una notte ospiti dell’albergo situato all’interno della stazione ferroviaria di KL, come familiarmente viene chiamata la capitale malese.

La stazione è già un gioiello architettonico di questa parte del mondo, edificato agli inizi del ‘900. Corridoi e stanze ti fanno sentire realmente un globetrotter, tra l’altro potrebbe essere anche una sistemazione per l’ultima notte visto che è possibile fare il check in in stazione ed arrivare in aeroporto con un comodo treno in meno di mezz’ora.

nell'interno della stazione ferroviaria di Kuala Lumpur riecheggiano le atmosfere coloniali dei libri di SlagariAltra città interessante è Malacca, a sud di KL, già protocapitale di una Malaysia del XV secolo prima della colonizzazione portoghese del 1511 e oggi bene protetto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.

Ovviamente la piccola città risente nell’urbanistica dei secoli di dominazione coloniale e l’architettura importata da Portogallo e Olanda (che dominarono in tempi successivi, insieme al Regno Unito questo paese), miscelata ad influenze cinesi, altra etnia sensibilmente presente in questo Paese la rende un soggetto interessante per l’obiettivo fotografico.

Ovviamente anche Melaka, il nome malese di questa città, ha uno stretto rapporto con l’acqua, gialla in questo caso, del “Malacca River”, l’autostrada commerciale del XV secolo ma che oggi, nonostante venga ancora utilizzato per il trasporto fluviale ha in effetti perso quasi del tutto l’interesse strategico di via d’acqua per continuare a mantenere il fascino del fiume serpeggiante che attraversa la città alternando nel suo scorrere sponde sulle quali si affacciano costruzioni moderne e ricche con le semplici e caratteristiche abitazioni della città vecchia.

Sempre per proseguire con i consigli per l’albergo qui non posso che suggerire lo stesso dove mi sono fermato io: il Bayview Hotel che si affaccia proprio su un’ansa del fiume offrendo uno scorcio dall’alto delle due anime della città.

la stazione ferroviaria di Kuala Lumpur, da qua in una mezz'oretta è possibile arrivare direttamente in aeroportoSaltando” in un altro stato (la Malaysia è una nazione con ordinamento federale costituita da tredici stati – nove monarchie costituzionali ereditarie e quattro elettive – il cui Capo Supremo viene eletto, a rotazione, tra i nove sovrani e resta in carica cinque anni), il Terengganu, disteso sulla costa orientale della Malaysia peninsulare e che è bagnato dalle acque del Mar della Cina meridionale, troviamo ancora una volta il legame con l’acqua sancito anche, ogni anno, da solenni festeggiamenti ai quali partecipa anche il Sovrano Supermo (Yang Di Pertuan Agong), su un altro fiume sorge la capitale, Kuala Terengganu e sul fiume si svolgono le tradizionali Feste dell’Acqua.

Dal punto di vista urbanistico e architettonico poi quanto più ci si allontana dai canonici percorsi turistici tanto più vengono meno quelle strutture acciaio-vetro-cemento che cercano di avvicinare una storia e una cultura millenaria ai simboli di un colonialismo culturale – ahimè – sempre più invasivo.

Malacca, il fiume la attraversa: la città conserva urbanistica e architettura del periodo coloniale portoghese e cineseNel Terengganu troviamo ancora i piccoli cimiteri islamici con le semplici lapidi, le galline che se ne vanno a spasso tra moderne automobili, le lunghe strade costeggiate dalla foresta tropicale e le tipiche – povere – abitazioni dei locali con qualche “autogrill” che sfoggia simboli pubblicitari di prodotti delle grandi multinazionali del nutrimento globalizzato.

Ma, in sostanza, così come mi sono trovato ad andare a mangiare in un “postaccio” una serie di deliziosi piatti speziati di origine indiana all’ombra delle Petronas Tower di KL, l’anima del Paese resta salva, tenacemente abbarbicata ad una cultura e a tradizioni che mettono al primo posto la salvaguardia dell’ambiente – con un occhio, certo, al business – ma che tende a proteggere e non a distruggere quella che è, forse, la più grande ricchezza di questa terra: la natura.

un fast food in un centro commerciale di Kuala Lumpur, nonostante le apparenze l'unica precauzione igienica che è indispensabile osservare riguarda le bevande: bisogna bere solo quelle imbottigliate ed evitare l'acqua del rubinettoE, forse, questa dovrebbe essere una lezione anche per noi “civilizzati” figli di una cultura utilitaristica occidentale, che crediamo di potere impunemente modificare e forgiare l’ambiente a nostro piacimento ignorando i segnali che manda per avvisarci che stiamo uscendo dai binari.

Ma – chissà? – la salvezza potrebbe proprio venirci dai polmoni verdi di questi paesi lontani. Lontani se li valutiamo su una ridotta scala terrestre, ma assolutamente vicini visti dal punto di vista, più distaccato, di un eventuale osservatore che ci giudicasse da centinaia di migliaia di chilometri di distanza: da lassù non si vedono né i confini né le costruzioni di vetro e acciaio, ma solo un semplice alternarsi di blu e verde, quel “verde” che dovremmo seriamente pensare a come difendere.

Veniamo in Malaysia: qui lo sanno come si fa. In fondo Sandokan non è ancora morto.

(Testo e foto di Paolo Bastoni