Imola. Aumenti dell’acqua: nessuna possibilità di marcia indietro. La denuncia arriva dal comitato “Acqua pubblica” che sottolinea la “grave chiusura della presidente della provincia Draghetti e dei sindaci del territorio bolognese alla richiesta di posticipare la decisione sugli aumenti delle tariffe idriche per permettere un percorso di partecipazione”. Decisione risultata chiara nell’incontro che si è svolto nei giorni scorsi “in grave ritardo rispetto alle nostre richieste dal 14 giugno in poi”.
Nell’incontro “nonostante decine di cittadini mobilitati in extremis col passa parola abbiano chiesto pacatamente e democraticamente che la decisione slittasse al nuovo anno per permettere un approfondito esame per trovare soluzioni condivise con un percorso partecipato fino ad oggi negato. Nonostante Ato abbia ancora pochi giorni di vita e sarà soppiantata da un nuovo organismo dal primo gennaio. Nonostante non ci fosse nessun obbligo di legge e nessun vincolo concreto, nè alcun effetto negativo irreparabile causato da un rinvio della decisione di aumento delle tariffe. Nonostante tutti sapessero che la decisione avrebbe provocato un nuovo assetto duraturo nel tempo (5 anni) riguardo alla convenzione col gestore Hera, e che l’accordo oggi preso sarà difficilmente rimesso in discussione col passaggio dall’Ato provinciale a quella regionale. Nonostante la situazione economica recessiva conclamata, mette a rischio tutte le previsioni di consumi fatte in convenzione. Nonostante ci sia stato un referendum che ha chiarito che la tariffa non deve contenere la cosiddetta “remunerazione del capitale”, che invece viene riproposta (in parte sotto la stessa voce, in parte sotto una voce inesistente nell’ordinamento, cioè “oneri finanziari”). Nonostante la copertura dei costi (necessari all’esercizio del servizio) fossero comunque garantiti dagli introiti. Nonostante non sia stata addotta alcuna motivazione sul mancato incontro di questi sei mesi del comitato. Nonostante tutto ciò, la Presidente ha mantenuto la decisione di procedere a dispetto di ogni ragionamento di buon senso”.
Il comitato denuncia anche il comportamento dei sindaci presenti che “non hanno sentito il dovere di esprimere né un dubbio né un’opinione anche minimamente difforme. Quella che è andata in scena è una farsa della democrazia, sindaci e amministratori provinciali e comunali che rispetto alle centinaia di migliaia di persone che hanno votato al referendum nella nostra provincia, hanno deciso provvedimenti  in totale solitudine. Qualcuno ci dica in quanti consigli comunali sono stati discussi questi provvedimenti. Una distanza siderale da migliaia di persone e famiglie che vivono la crisi, gli effetti di manovre economiche pesantissime alle quali si aggiungono anche ingiustificati aumenti dell’acqua. Viene confermato un sistema che fa pagare ai cittadini tariffe salate per pagare rendite, profitti, dividendi ecc. e non  per il ciclo idrico e le sue necessità”.
Infine il comitato annuncia iniziative per il futuro: “Diciamo basta alla logica della sovrastima del consumo, per cui se si consuma meno acqua bisogna pagarla di più. E’ esattamente il contrario di quello che dobbiamo fare. A gennaio saranno direttamente tutti i cittadini a farsi sentire con la campagna di obbedienza civile, nella quale ogni utente chiederà conto ad Ato ed al gestore dell’illegale applicazione tariffaria che è stata decisa”.