Ancora un mese per vedere a palazzo Reale di Milano la mostra dedicata ad Artemisia Gentileschi. Una mostra da non perdere che chiuderà i battenti il 29 gennaio. Relativamente recente è la valorizzazione della grande artista del ‘600 figlia d’arte e di una stirpe di artisti e relativamente recente è l’approfondimento e lo studio dei suoi dipinti e della sua figura, specie dopo il ritrovamento del suo epistolario. Artemisia fu un’artista di fama e successo e una donna di grande personalità il cui valore artistico è stato per tre secoli offuscato dalla vicenda dello stupro subìto in giovanissima età ad opera di Agostino Tassi, un pittore amico del padre. Nel processo tenutosi a seguito della denuncia di quest’ultimo, Artemisia per dimostrare la veridicità delle sue affermazioni dovette sottoporsi a tortura tramite lo schiacciamento dei pollici, lesione inabilitante per una pittrice. Il Tassi fu poi condannato ad una lieve condanna, di fatto mai scontata grazie alle sue influenti relazioni. Ma Artemisia è stata una trasgressiva anticipatrice dell’arte femminile. A quel tempo alle donne non era permesso dipingere e tanto meno frequentare le Accademie d’Arte. Non vi erano infatti donne artiste, con poche eccezioni come Lavinia Fontana a Bologna. Allieva del padre Orazio, Artemisia sviluppò uno stile tutto personale che le valse fama e successo a Roma, Firenze, Venezia, Napoli, città dove lavorò realizzando opere su importanti commesse, dai De’ Medici alla Corte spagnola. A Napoli in particolare fu riferimento di diversi giovani artisti che frequentavano, da allievi, il suo studio. La mostra, curata da Roberto Corsini e Francesco Solinas, espone una cinquantina di opere allestite da Emma Dante, prestigiosa personalità del teatro italiano che ha realizzato all’inizio del percorso espositivo, una sala dall’originale e suggestivo stile teatrale. I soggetti più dipinti da Artemisia sono le donne, figure mitologiche, allegoriche, religiose, dalla bellezza concreta, insolita. Figure forti ed energiche, che esprimono i segni della durezza delle esperienze di vita, le emozioni e i sentimenti delle circostanze, ma anche grazia e dolcezza. Un universo femminile, senza veli, ritratto con la passione di un’artista che ha sfidato un’epoca e i suoi costumi e che ha rappresentato la forza della femminilità con un approccio e uno stile moderni, quasi contemporanei. Colpiscono le diverse versioni di Betsabea al bagno, di Cleopatra, di Susanna e i vecchioni, di Giuditta che decapita Oloferne, quasi si volessero raffigurare diversi modi di immaginare e di vedere le stesse vicende in una narrazione più volte rinnovata. Colpisce in particolare la forza e la rabbia di Giuditta e della fantesca nella decapitazione di Oloferne, che riproducono i sentimenti mai sopiti della violenza subita in gioventù, come se il dipinto si proponesse come una rivincita simbolica della femmina sull’arroganza maschile. Fu un rapporto controverso quello di Artemisia con l’altro sesso, pur contando amicizie e frequentazioni importanti e prestigiose come quella col grande Galileo. Straordinaria inoltre la cura dei dettagli dell’abbigliamento delle figure ritratte, che ricordano la pittura fiamminga. La mostra di Palazzo Reale è un’operazione culturale che restituisce alla contemporaneità un pezzo di storia e di cultura al femminile rimasta per secoli in ombra e senza la quale lo sguardo sulla storia e sulla cultura della nostra civiltà finisce per essere parziale e monca.
Un appuntamento che vale un viaggio nella città meneghina approfittando del periodo festivo e di qualche giornata disponibile da dedicare al godimento dell’arte e della cultura.
Per informazioni www.mostrartemisia.it     (Virna Gioiellieri)