Bologna. Zona quartiere Pilastro di Bologna. 4 gennaio 1991. Ore 22 circa. Un auto dei Carabinieri in pattuglia, con a bordo i carabinieri Andrea Moneta, Mauro Mitilini, Otello Stefanini sorpassa una Fiat Uno bianca con a bordo alcuni uomini. La Fiat, a insaputa dei tre carabinieri, è appena stata rubata. I tre uomini sospettano di essere fermati a breve dalla pattuglia e si affiancano e sparano con mitragliette sui tre carabinieri. L’auto della pattuglia sbanda e finisce contro i cassonetti dell’immondizia. Immediatamente, dalla Fiat Uno bianca scendono alcuni uomini, sono i fratelli Savi, poliziotti, e massacrano  a colpi di mitra i tre carabinieri, finendoli con un colpo alla nuca.
E’ l’ultima strage dei fratelli Savi, passati alla storia come la Banda della Uno Bianca, responsabile di 27 omicidi. Verranno scoperti solo anni dopo e confesseranno la strage del Pilastro. Ma va anche ricordato ciò che avvenne alcuni giorni prima.
23 dicembre 1990. Domenica mattina. Ore 8.30. Fa molto freddo nella pianura di Bologna. Campo nomadi di via Gobetti, quartiere Bolognina. Una Fiat Uno bianca con dentro quattro persone arriva in zona, seguita da un’altra auto, una Y 10 con a bordo due persone. Nel campo ci sono centocinquanta nomadi emiliani di origine sinti. C’è una signora anziana che sta accendendo un fuoco per scaldarsi. Due persone, scese dalla Uno bianca, hanno il volto scoperto. La vecchia nomade li chiama, li invita a scaldarsi, i due uomini a quel punto calzano nel viso il passamontagna, estraggono una mitraglietta 7,62 e sparano su altri nomadi presenti nel campo: Rodolfo Bellinati, originario di Mirandola viene colpito alla testa; Patrizia dalla Santina, nata ad Argenta, accorsa alla finestra della sua roulotte, viene centrata in fronte; Sara Bellinati, una bambina di 6 anni, viene ferita al femore della gamba sinistra; Leri Llukaci, di origine jugoslava, viene ferito al collo e alla mano sinistra. I killer hanno sparato con devastanti proiettili Dum Dum con estrema calma, racconteranno i testimoni. I killer, dopo avere sparato e ucciso, si sono tolti i passamontagna e se ne sono andati via. Immediatamente arriva un uomo con un giubbotto di tela verde e con una pistola in mano. Pochi istanti dopo arriva anche la polizia. L’uomo con il giubbotto di tela verde estrae un tesserino e lo mostra dichiarando: “Sono un vostro collega”.
Nessuno ha mai dimostrato quale fosse il disegno eversivo della Banda dei fratelli Savi. E mai nessuno ha saputo mai dimostrare se la banda della Uno Bianca avesse dei mandanti. E chi fossero. (Giuliano Bugani)