Milano. “Più che un pittore, Cézanne era la pittura stessa divenuta vita. Non c’era un istante in cui egli vivesse al di fuori di essa: era come se, tra le dita, egli tenesse sempre il suo pennello” (Emile Bernard). La mostra aperta a Palazzo Reale lo scorso ottobre vuole essere un omaggio al grande maestro originario di Aix-en-Provence e alla sua straordinaria e personalissima maniera pittorica che, poco compresa e molto osteggiata durante la sua vita, tanta influenza ebbe invece sugli artisti dei movimenti successivi come il Cubismo e il Surrealismo.
Un grandissimo pittore, tenace e solitario, inventore di un linguaggio unico e fortemente riconoscibile, frutto di una disciplina ferrea, di una eccezionale intelligenza visiva, di un metodo studiato e ristudiato nella volontà di arrivare alla “sensazione” e cioè alla trasfigurazione della sua visione oggettiva nella sua pittura armonica ed essenziale.
L’esposizione, prodotta da Comune di Milano, assessorato alla Cultura, Palazzo Reale e Skira,  con la straordinaria partecipazione del Musée d’Orsay di Parigi che presta una decina di suoi capolavori, curata da Rudy Chiappini con la collaborazione di Denis Coutagne, l’appassionato supporto del Comitato scientifico di cui fanno parte Guy Cogeval Direttore del Musée d’Orsay e Philippe Cézanne, pronipote dell’artista, e la consulenza dello storico dell’arte Stefano Zuffi, presenta circa cinquanta opere, tutte assegnate al maestro, provenienti dai maggiori musei del mondo, tra i quali il Musée Granet di Aix-en-Provence, l’Ateneum Art Museum di Helsinki, la Tate National di Londra, il Chrysler Museum of Art di Norkolk, il Musée de l’Orangerie e il Petit Palais di Parigi, oltre al già citato Musée d’Orsay, il Princeton University Art Museum, l’Hermitage di San Pietroburgo, il Fuji Art Museum di Tokyo, la National Gallery di Washington.

Il tema portante dell’esposizione riguarda l’attività di Cézanne in Provenza, con perno ad Aix e nei celebri atéliers – a cominciare da quello di Jas de Bouffan, la casa di campagna paterna, passando per quelli di Estaque, Gardanne, Bellevue, Château Noir, Bibémus, Lauves, compreso quello di rue Boulegon sopra il suo appartamento ad Aix – dove l’artista realizza moltissime sue opere, dividendosi tra l’attività en plein air o, come amava ripetere, sur le motif, e quella nel chiuso del suo studio, dove crea molti lavori, soprattutto i ritratti o le nature morte, ma dove in realtà spesso rielabora, rifinisce, sviluppa i temi cominciati all’aperto in una delle tantissime escursioni effettuate ogni giorno, a piedi o in carrozza, sino all’ultimo, nell’ottobre del 1906, quando sarà sorpreso da un temporale e morirà pochi giorni dopo.
Si tratta dunque di un’occasione privilegiata per avvicinarsi all’opera di Cézanne e il percorso della mostra segue la biografia dell’artista, intrecciandone però le tematiche più care e congeniali, dalle prime opere realizzate attorno al 1860, nel solco della tradizione artistica dell’epoca, passando per i magnifici e inarrivabili ritratti di amici, familiari, gente comune, arrivando ai paesaggi, dapprima vicini agli esiti impressionisti, poi superati in una visione più concreta e formalmente definita, incontrando le celebri nature morte, dove il maestro porta all’estremo la sua ricerca di essenzialità e la sintesi tra colore e volume, sino agli ultimi straordinari dipinti degli inizi del Novecento. (Silvana Benedetti)