Due bei libri in sole 120 pagine per 10 euri. Il primo è un gran giallo – senza sangue – pieno di passione verso gli esseri umani; quasi fiabesco eppure radicato nella realtà sotto i nostri occhi… anche se pochi la vedono. Il secondo mini-libro inizia a pagina 107: un piccolo taccuino sulle “azioni importanti”, sulle relazioni, sulla necessità che l'azione sociale si nutra anche di sogni.
Cercate dunque “Giallo smalvito” e consigliatelo a chi apprezza le belle storie, a chi gestisce librerie, a chi cerca buone notizie nell'epoca del (non)pensiero unico e del pessimismo obbligatorio. Sui vocabolari “smalvito” non si trova: è una espressione romagnola per indicare scolorito. Proprio come il cerchio “stinto” nella copertina gialla dove una signora che non pare giovanissima e neppure super-sexy viene sollevata in aria da 11 palloncini. Un piacevolissimo romanzo breve, scritto (anzi cesellato) da Paolo Martini e Stefano Damiani, pubblicato da Carta Bianca editore di Faenza su progetto della cooperativa sociale Zerocento. Le ultime 12 pagine del volume raccontano, fuori da ogni tono celebrativo, proprio i  25 anni di questa coop che gioca un ruolo anche nel giallo “smalvito”.
In una guida “sociale” scrive John Roche che per gli anglosassoni è difficile comprendere la sanguigna Romagna anche perché, da questa parti, “la realtà – non di rado – è molto meno importante del gusto di raccontarla”. Consiglia poi di andare a Bagnacavallo per conoscere “una piccola rivoluzione” di arzilli vecchietti, in corso dal 2003. Ed è proprio in mezzo al “Giardino dei semplici” di Bagnacavallo che ci conducono dolcemente (e con ironia che ogni tanto oscilla verso il surreale) Martini e Damiani.
Subito incontriamo una persona-eufemismo cioè un “diversamente abile”: in realtà un minotauro, “metà uomo e metà carrozzina” e, siccome a volte vede cose che non ci sono, difficilmente verrà creduto quando soltanto lui si accorge di quel che tutti gli altri non sanno vedere. Dalle prime pagine capiremo che due carabinieri piuttosto simpatici (ma poco abituati alle indagini e ai riflettori) dovranno fare i conti con un giornalista che definire razzista è poco ma anche con i “portatori sani dei si dice”.
Tutto ruota intorno alla improvvisa, indolore, misteriosissima scomparsa di Cesira Tagliaferri, 83 anni. Un poliambulatorio viene requisito per ascoltare i testimoni e subito ribattezzato Polinterrogatorio. Compare poi un immigrato minorenne,  dai più designato capro espiatorio. C'è l'assistente sociale Paola, in segreto poetessa (“io di mestiere rammendo l'esistenza”). Incontriamo anche il Malavolti che in paese “hanno visto in lacrime solo quando è morto Pantani” ma che stavolta piange per le sue  “paturnie” di proteggere un innocente. Con un botto imprevisto arriva Andrea Mingozzi, figlio della Cesira sparita… o, dice lui, sequestrata. Piombano poi a Bagnacavallo le telecamere di “Chi l'ha visto?” e una voce misteriosa si fa viva per telefono. Intanto il maresciallo capo Fabio Fargnoli si arrovella su una strana idea, che “non risolvere questo caso fosse un modo come un altro di fare giustizia”. L'epilogo gli darà ragione? Nulla si può dire delle 12 pagine finali se prima non avete letto – e dunque amato – questo giallo che è “smalvito” per scelta, non per scarsità di personaggi o di sorprese. Sono certo (ne conosco anche io) dell'esistenza di assistenti sociali come Paola che sussurrano versi di Giorgio Caproni nell'orecchio di marescialli come il malinconico Fargnoli. Ne servirebbero di più ma intanto ascoltiamo quelle che ci sono… a Bagnacavallo e in molti altrove. (Daniele Barbieri).

Tratto dal blog dell’autore