“E’ la guerra”, così titolava l’Unità il 17 gennaio 1991, per dare l’informazione dell’attacco Nato, Italia compresa, sotto egida Onu all’Iraq di Saddam Hussein. “L’ Italia ripudia la guerra”, titola l’art. 11 della Costituzione italiana, e per aggirare o raggirare la Carta Costituzionale, l’allora Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, definì l’entrata in guerra dell’Italia, una “Missione di polizia internazionale”. E alle ore 0.30 della mattina del 17 gennaio 1991, l’Italia entrò in guerra contro l’Iraq.
Tutto ebbe inizio il 2 agosto 1990, quando le truppe irachene di Saddam Hussein invasero il piccolo stato del Kuwait. Successivamente, in terra irachena, Saddam prese come ostaggi centinaia di turisti europei e occidentali che si trovavano in visita in Iraq. Seguirono mesi di trattative tra i governi europei e Saddam Hussein, trattative che portarono alle liberazione entro il 1990 di tutti gli ostaggi. Ma il presidente degli Usa, George Bush, ottenne il mandato Onu per l’attacco Nato. L’operazione militare si chiamò “Tempesta nel deserto”. L’Italia che ripudiava la guerra, intanto, inviava le cartoline precetto per i giovani che avevano finito da poco il servizio militare, pronti per una eventuale chiamata alle armi.
Dalle portaerei italiane partono per i bombardamenti i Tornado, nella notte tra il 17 e 18 gennaio l’aereo con a bordo due piloti italiani, il maggiore Gian Marco Bellini e il capitano Maurizio Cocciolone, viene colpito. I due si salvano con il paracadute, ma vengono catturati e fatti prigionieri dai militari iracheni. Subito di temette per la loro sorte, ma il 3 marzo, finita l'offensiva, entrambi gli ufficiali furono rilasciati.
La guerra intanto si presenta per quello che è: un massacro di civili. L’Onu si dissocia per voce del suo segretario Peres De Cuellar: “ Questa non è la guerra della Nazioni Unite”. La guerra dura pochi mesi. I primi giorni di marzo 1991, il regime di Saddm Hussein crolla. La guerra è alla fine. L’Onu salva la faccia e la Nato controllerà il più grande produttore di petrolio al mondo. (Giuliano Bugani)