Imola. Si rivolgono a tutte le autorità politiche ed istituzionali, che hanno portato solidarietà e sostegno negli 81 giorni di presidio per scongiurare la chiusura dello stabilimento della Cnh, per “denunciare la situazione drammatica che stiamo vivendo e che peggiora sempre più”. Si tratta dei lavoratori e delle lavoratrici dell'azienda del gruppo Fiat che inviano ai mass media una lettera aperta. “Non vogliamo l’elemosina ma chiediamo un lavoro! E’ dal settembre 2009 che sopravviviamo con un assegno di cassa integrazione di 700 euro mensili e aspettiamo una riconversione industriale del sito poiché la Fiat ha deciso di terminare a Imola la produzione di macchine per il movimento terra spostandola in altri siti del gruppo (Lecce e Torino). Fondamentalmente non si è visto niente di concreto per un’alternativa industriale, nonostante gli accordi sottoscritti presso il ministero dello Sviluppo economico; l’azienda è oramai dismessa e non è l’unica realtà in queste condizioni. Siamo diventati un problema sociale non per motivi dipesi da noi. Le istituzioni e la politica che sono al servizio dei cittadini devono farsi carico del problema: avevamo un lavoro a tempo indeterminato che ci è stato tolto e chiediamo il ripristino di tale condizione poiché il lavoro è dignità!

Lavoratori e lavoratrici Cnh: Alessandro Asperti, Guido Barbieri, Cristina Cremonini, Barbara Alberti, Stefania Alberti, Ciro Buonuomo, Maria Marcovecchio, Roberta Antonini, Anna Burgo, Daria Baffè, Armando Satta