Imola. E così La Palazzina chiude. Non è una bella notizia, non per l’evento in sé, quanto per la scelta che, in alternativa, si sta per compiere. La Palazzina, inaugurata nel 1988, nacque come centro rivolto ai giovani allo scopo di realizzare attività legate alla comunicazione. In quegli anni il tema della comunicazione si rivelò, nell’analisi del mondo giovanile, come un tema cruciale per l’orientamento culturale, sociale, formativo e professionale dei giovani . Fu al centro dell’attenzione di molti Comuni nella costruzione di risposte al disagio giovanile e alle esigenze di molti ragazzi e ragazze.

L’Informagiovani fu una risposta concreta al bisogno di orientamento in un contesto che iniziava ad essere saturo di informazioni difficilmente accessibili e utili ai percorsi e alle scelte individuali, se non organizzate in relazione ai bisogni correttamente espressi e interpretati con l’aiuto di operatori formati allo scopo. Le altre attività del centro, centrate sull’investimento del Comune in una fono videoteca e in un laboratorio attrezzato per la produzione di video, furono la scommessa per rispondere ai mutamenti in atto. Si ragionò molto su come l’avvento e la diffusione delle immagini, il ruolo della TV, stessero producendo un cambiamento radicale della percezione, degli stimoli intellettuali della formazione dell’immaginario e sugli effetti che tutto questo produceva sulle capacità critiche e di scelta. Mettere a disposizione strumenti e opportunità che offrissero ai ragazzi e alle ragazze la possibilità di non subire passivamente le “rivoluzioni mediatiche” ma di essere soggetti attivi in grado di utilizzare quei linguaggi per esprimersi creativamente ed essere protagonisti della propria vita, anche come consumatori consapevoli, era la sfida dell’investimento su “La Palazzina”.

Di più, “La Palazzina” poteva essere un riferimento per la formazione di nuove professionalità e nuovi sbocchi professionali per i giovani : registi, montatori, sceneggiatori, produttori ecc. Una realtà, cresciuta, che non ha mancato di dare frutti anche in questo senso. Si fecero molte esperienze originali e innovative : dai primi concerti che traducevano il suono in immagini, ai concorsi per video maker, alle performance di video arte, agli eventi sul rapporto fra musica e cinema (ospite il regista Salvatores vincitore quell’anno dell’Oscar per “Mediterraneo”), fra musica e arte (rassegna dedicata a Laurie Anderson), alla produzione video come linguaggio espressivo e narrativo anche con le scuole, all’Archivio giovani artisti, al festival di Videoclip fino al primo Festival di cortometraggio, unico allora, ma poi ripreso in altre città. Diverse furono le collaborazioni con prestigiose realtà culturali italiane e fu una delle prime esperienze di relazione pubblico-privato per la gestione di un servizio pubblico. MTV produsse allora una trasmissione, “Metropolis”, dedicata ai progetti giovani dei Comuni la cui prima puntata, trasmessa in rete nazionale, fu dedicata proprio a “La Palazzina”. “La Palazzina” è stato un laboratorio di crescita di risorse personali e associative.

Nel corso degli ultimi 10 anni mi è capitato più di una volta di incontrare persone in realtà universitarie e culturali legate al mondo del cinema e del video in regione e fuori, alle quali la mia origine imolese ha fornito l’occasione per esprimere apprezzamento per “La Palazzina” come realtà qualificata del territorio. Un feed back significativo che testimoniava una parte dello sviluppo e degli obiettivi realizzati dal centro. La strategia e le politiche che implementarono quell’esperienza avevano fra le altre, la finalità di creare, con Ca’ Vaina (in progettazione), la nascenda Casa Piani, le scuole e altre esperienze nei centri sociali, una rete territoriale di servizi rivolti ai giovani tale da offrire un contesto formativo e culturale adeguato alle esigenze, alle aspirazioni giovanili e una risposta al disagio sociale. Non sono nostalgica del passato.

Ogni esperienza è figlia del proprio tempo ed è destinata prima o poi a finire. L’impressione tuttavia che si ha da quanto si apprende dalla stampa in proposito, è che si passi da una routine di programmazione con poche idee e scarsa capacità di rinnovarsi ad una operazione di mera razionalizzazione ispirata da problemi di bilancio. Problemi comprensibili e ben visibili che però non nascondono la mancanza di analisi, di idee, di pensiero e di politiche verso il mondo giovanile, anche oggi attraversato da problemi tangibili e caratterizzato da mutamenti in cui i mezzi di comunicazione, i linguaggi, la cultura, i temi formativi hanno un’influenza determinante. Un terreno fertile per una struttura come “La Palazzina” le cui ragioni di esistenza, per questo, non verrebbero meno di per sé, se non per la povertà di proposta da parte del governo locale.

Che la struttura di via Quaini presenti dei problemi di staticità si sa da sempre ed è altresì vero che, visto il successo del centro, da tempo le condizioni erano mature per costruire un’alternativa di contenuti e di sede che evidentemente l’assenza di volontà politica e di individuazione di una prospettiva non hanno assicurato. Mi chiedo peraltro dove e come sarà collocato il patrimonio di materiali raccolti nella fono videoteca e nell’archivio, comprensivi di pezzi rari e unici. L’ipotesi dell’Amministrazione comunale non convince per svariate ragioni. La prima è l’accorpamento con Ca’ Vaina, che ha caratteristiche strutturali peculiari finalizzate all’attività musicale che, in questo modo, disperde la sua vocazione già appannata da un disorientamento di prospettiva e sviluppo. La seconda è legata all’assenza di una strategia e di un progetto che ripensino e ridisegnino finalità, caratteristiche e contenuti di un centro rivolto ai giovani in relazione al ruolo che i diversi linguaggi della musica (suonata e consumata), dell’immagine, dei nuovi media rivestono nella relazione sociale e nella comunicazione fra i giovani e, non meno importante, l’impatto formativo esercitato. La terza risiede nel fatto che la gestione, per quanto ben selezionato sia il soggetto che se ne occuperà, per sua natura non può sostituire l’Amministrazione comunale nella definizione degli indirizzi, degli obiettivi, delle politiche cui l’attività della struttura deve corrispondere e, last but not least, nella mediazione degli interessi e delle aspettative che si orienteranno sul centro. L’ipotesi avanzata rischia di rivelarsi un fritto misto di attività e una distribuzione calendarizzata di spazi priva di una sua vocazione e identità territoriali. La quinta infine sta nel modo con cui si dichiara di voler coinvolgere i giovani e i gruppi in cui si aggregano. Un modo che ha il sapore di un’operazione demagogica quanto irrealistica. Il coinvolgimento infatti ha senso e produce crescita sociale se si esprime su una proposta di progetto sulla quale chiamare i giovani del territorio a pronunciarsi per giungere ad una sintesi , che, con assestamenti e correzioni, ne rispecchi le aspettative. Ma l’esperienza dimostra che ciò è possibile solo avviando un paziente e preventivo processo di relazione con le realtà giovanili affinchè partecipino alla definizione del progetto stesso condividendone la responsabilità di obiettivi, regole, utilizzo del bene comune e, su questo, indirizzare la gestione ed effettuarne il controllo. Una prassi che richiede una cultura della partecipazione e della convivenza a doppio senso di cui non si vede traccia. E mentre si parla delle difficoltà dei giovani e del loro futuro, si impoverisce il contesto in cui crescono e si formano. (Virna Gioiellieri)