La legge n. 211 del 20 luglio 2000, art. 1, ha istituito il “Giorno della Memoria” al fine “di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”.
Testimonianza diretta della scoperta del lager di Auschwitz, lo riporta Primo Levi sul volume “La tregua”: “La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comune il corpo di Sòmogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera”.
Quando le truppe sovietiche cominciarono a liberare i territori occupati dai nazisti, ai primi giorni del gennaio 1945, i tedeschi, in Slesia, evacuavano i deportati sui lager di Buchenwald e Mauthausen. La rapidità dell’avanzata russa fece decidere i tedeschi di abbandonare altri lager.
Ma un analisi della memoria va registrata anche nei confronti di ciò che si sapeva molto prima della scoperta delle truppe russe ad Auschwitz, e questo nei confronti di papa Pio XII, il quale era a conoscenza del famoso e terribile “Progetto di eutanasia” tedesco che era stato realizzato dagli psichiatri nazisti per l’eliminazione fisica degli handicappati e dei malati mentali. I primi esperimenti di eliminazione di singoli soggetti aprirono poi la fase “Due”, quella dell’eliminazione in massa. Questi esperimenti prevedevano l’eliminazione con il gas di gruppi di venti trenta individui e l’esperimento doveva dare valutazioni in merito alla reazione della mente di chi eliminava in massa queste persone, per poi garantirsi “eliminatori” che non avessero reazioni negative come sensi di colpa, per costruire poi quelli che diventeranno i lager.
La notizia del “Progetto di eutanasia” viene riportata anche su uno splendido, quanto ormai introvabile, volume di una giornalista inglese, Gitta Sereny, dal titolo “In quelle tenebre” (edizioni Adelphy). Secondo la giornalista, il papa Pio XII era a conoscenza di questo progetto, apripista per la selezione di personale per il genocidio di ebrei. Allo stesso Processo di Norimberga, il fatto che il clero fosse a conoscenza da tempo della presenza dei lager e dello sterminio in massa, non solo degli ebrei, ma di tutti gli oppositori al nazismo, emerse con chiarezza. Pochi oggi scrivono o parlano di queste verità che appartengono alla memoria e che sono le radici dell’Olocausto. (Giuliano Bugani)

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