Sarà capitato anche a voi… Così iniziava una canzoncina che faceva da sigla, alla fine degli anni ’70, a una trasmissione domenicale di successo. Sarà capitato anche a voi di notare atteggiamenti maleducati al ristorante sia da parte del cliente, sia da quella del gestore o dei suoi dipendenti. Quando si parla di “civiltà della tavola”, s’intendono comprese anche la buona educazione e la conoscenza di certe regole, pur non scritte. Purtroppo da qualche tempo non è più così. Noto un progressivo e continuo decadimento delle buone maniere e del rispetto delle parti. Qualche esempio per capire.
Sedersi al tavolo e trovare un cameriere che, durante la presa in carico della comanda, si piega sul tavolo quasi sdraiandosi, è forse comodo per lui, ma assolutamente inaccettabile. Come il personale che, pensando di fraternizzare, ti appoggia la mano sulla spalla o su un braccio, per darti “il consiglio” sul piatto del giorno. Dalla parte opposta ci sono avventori che arrivando nel locale pensano di essere tutt’uno con il proprietario e il suo ristorante, non rendendosi conto che sono solo utili comprimari per il suo business. Li vedi perché si sentono un po’ delle star e spesso commentano a voce alta oppure ritengono di poter distribuire consigli ai tavoli su cibi e accostamenti di vini. Altri invece, pensano che per il solo fatto di essere dei clienti, siano autorizzati a trattare chi sta servendo come fossero servi usando anche una certa dose di arroganza. Così si annoverano soggetti che gesticolano come operatori di borsa per attirare l’attenzione dei camerieri oppure ritmano il coltello sul bicchiere. Negli eccessi mi è capitato anche di sentire fischiare. Spesso sono indisponenti e ogni richiesta deve essere soddisfatta immediatamente. Di contro i camerieri e i maitre di sala dovrebbero sempre avere uno sguardo sui commensali per coglierne le richieste appena alzano lo sguardo verso di loro. Peccato che in molti ristoranti sembra che il personale sia scelto tra i più timidi: sguardo basso e pedalare.
Altro aspetto “cafonal” è il volume della conversazione tenuto a tavola. Il bon ton richiederebbe di moderare la voce per non disturbare gli altri, che non sono per forza interessati alle conversazioni altrui, e impedire che il luogo diventi una casbah. Ma, complice anche il proliferare delle pizzerie dove tutto sembra permesso, ormai siamo nella cosiddetta “società delle urla”. Se malauguratamente poi si capita accanto ad una tavolata di persone, il volume si alzerà proporzionalmente all’aumentare del tasso alcolico dei conviviali.
Un argomento spinoso ma doveroso da trattare oggi riguarda i bambini. I genitori dovrebbero insegnare ai figli, fin da piccoli, che ci sono anche momenti di noia nella vita. Stare seduti per un’ora o più, non è un divertimento per i più piccoli, ma la buona educazione “vorrebbe” che ci si alzi solo quando lo fa prima il papà. Non è difficile, solo un po’ impegnativo all’inizio. Ho vari amici che con i loro figli sono splendidi esempi da imitare. Spesso però sono i genitori, i primi a non conoscere le regole… Di fronte al richiamo dei camerieri in situazioni in cui la maleducazione ha raggiunto punte estreme, ho anche udito certi genitori indispettiti reagire “…ma insomma sono solo dei bambini…”. E allora, pizzeria o ristorante che sia, lasciamoli crescere già incivili tra i tavoli.
Altro capitolo il fumo. Oggi fortunatamente è vietato fumare nei locali. Molti hanno allestito dei dehors esterni per la bella stagione. Purtroppo molti fumatori non si preoccupano minimamente di chi gli sta accanto e, come accadeva al chiuso, accendono sigarette in continuazione senza nessuna attenzione.
Infine, anche se ci sarebbe materia per scrivere ancora, da quando il cellulare ha fatto il suo ingresso in società molte attenzioni, negative, si sono rivolte a questo importante accessorio. Pare che siano in pochi a sapere che può essere messo anche in vibrazione. Di conseguenza assistiamo e ascoltiamo, forzatamente, trilli e conversazioni di cui faremmo volentieri a meno. (Pierangelo Raffini)