Medicina (BO). Video e testimonianze dirette di un’estate trascorsa assieme a “Libera”, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti che combatte la mafia svolgendo numerose attività di volontariato e gestendo diversi terreni confiscati alla mafia. “Iniziativa contro le mafie” è il titolo dell’iniziativa che si è lo scorso venerdì 20 gennaio nella sala del Suffragio di Medicina alla quale erano presenti diversi ragazzi del circondario imolese che hanno partecipato ai campi di lavoro di “Libera”. E’ stata l’occasione per raccontare la loro esperienza a Polistena, cittadina in provincia di Reggio Calabria. Il duro lavoro nei campi confiscati alla ‘ndrangheta la mattina, gli incontri pomeridiani con  istituzioni e gente del luogo, lo svago e la socializzazione la sera: sono alcune delle attività organizzate dall’associazione con l’obiettivo di ridare sia quotidianità ad un ambiente, quello calabrese, afflitto da un virus malavitoso, sia per far conoscere alle nuove generazioni le costanti difficoltà con cui si è costretti a convivere. I prodotti alimentari come legumi, vini, pasta ed olio, frutto del lavoro dei giovani partecipanti all’attività di volontariato e simbolo tangibile della lotta all’illegalità, sono entrati nella grande distribuzione nazionale con il marchio “Libera Terra” grazie a Coop Reno, che, come ha spiegato il suo direttore Simone Fabbri, ha appoggiato fin dall’inizio l’iniziativa, mettendo a disposizione “non solo gli scaffali, ma anche gli strumenti per migliorare la qualità dei prodotti” e portando sulle tavole degli italiani prodotti qualitativamente buoni ed “eticamente corretti”.
Così come a Polistena, in tutte le altre regioni del mezzogiorno vengono promosse questo tipo di attività per sollecitare la popolazione, i giovani soprattutto, a combattere l’illegalità, la corruzione e l’usura, da sempre punti forti delle organizzazioni mafiose, in favore di un senso maggiore di giustizia e responsabilità cittadina. Il direttore dell’associazione “La Strada”, il prof. Marabini, ha sottolineato più volte ed a gran voce durante il suo intervento il bisogno della società italiana di combattere quella che lui ha definito “la cultura” della mafia, ossia quel modo di pensare, di agire e di vivere secondo principi antidemocratici e utilitaristici che si sono ormai radicati anche nella cosiddetta “cultura normale”. Già perché ormai questo sistema mafioso è talmente legato strutturalmente alla nostra collettività che non si può più pretendere di far finta di niente e pensare che i territori in cui viviamo ne siano esenti, solamente perché geograficamente sono  lontani dal suo luogo d’origine. Non è più così. “Cultura mafiosa” e “cultura normale” sono due realtà che convivono, che si intrecciano e si confondono tra loro a nostra insaputa.
La lotta all’indifferenza è l’obiettivo che si sono posti anche Tiziana Di Masi e Andrea Guolo, ideatori del progetto teatrale “Mafia in pentola”, che hanno girato l’Italia da nord a sud sui terreni confiscati alle mafie raccogliendo testimonianze e scattando fotografie per conoscere più da vicino le difficoltà quotidiane che, nonostante l’apparente sicurezza ristabilita, i coltivatori diretti vivono ogni giorno. Tiziana, ospite dell’evento organizzato nella sala del Suffragio, ha spiegato che chiunque nel suo piccolo può contribuire alla battaglia contro la criminalità organizzata, anche solo acquistando prodotti di Libera terra, che arricchiscono le nostre tavole oltre che di bontà,  anche di legalità. Così a fine incontro anche il tavolo della Sala del Suffragio è stato allestito con prodotti dall’associazione Libera terra per far assaporare ai presenti i sapori meridionali di libertà e la serata è stata animata dalle canzoni della rock band “I Calabrolesi” e da intermezzi teatrali del gruppo “Epidemia teatro”. (Ottavia Quartieri)