Imola. Un no secco da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil contro la liberalizzazione completa degli orari di apertura degli esercizi commerciali al dettaglio contenuta nel decreto “Salva Italia” presentato dal governo Monti.
“Alla volontà già espressa dal Centro Leonardo di allargare l'apertura a tutte le domeniche e festivi, rispondiamo un netto dissenso e intraprenderemo una fase di iniziative e mobilitazioni per contrastare le decisioni aziendali di tenere aperto le prossime domeniche e nella mezza giornata di chiusura che prima era garantita”, commentano i sindacati, che poi aggiungono, “Pronti a cogliere l’attimo, senza alcuna concertazione con i sindacati e i lavoratori coinvolti, senza alcun confronto con parti sociali e istituzioni, senza dare alcun seguito alle linee già in passato condivise, i punti vendita della grande distribuzione, trascinando in un tragico effetto a catena anche i piccoli negozi, hanno comunicato le loro aperture domenicali.
I sindacati di categoria territoriali, Filcams – Cgil, Fisascat – Cisl, Uiltucs – Uil, in effetti, da sempre hanno manifestato la loro contrarietà alle aperture festive e/o domenicali “recependo purtroppo quasi sempre l’eco dei propri no, nella quasi totale solitudine delle loro posizioni tacciati di non comprendere l’esigenze del mercato e di non voler favorire le aziende “ affamate” dalla crisi economica”.
Le sigle sindacali ribadiscono con forza, anche in questa occasione, e unitariamente “il loro parere negativo sulla scelta della grande e media distribuzione organizzata di tenere aperto nelle giornate festive, nelle domeniche e nelle mezze giornate di chiusura, perché pensano che, soprattutto ed anche nelle giornate di festa si debbano mettere in condizione anche e soprattutto i lavoratori impiegati nel settore di “conciliare i tempi di vita con quelli del lavoro. A nostro avviso tenere aperta un'attività commerciale anche nei giorni festivi, rispetto alla grave situazione di crisi contingente e ad una pesante contrazione dei consumi non ha alcuna logica. Il problema che rimane aperto nel nostro paese è che i salari sono troppo bassi, che la crisi ha costretto migliaia di lavoratrici e lavoratori della nostra provincia ad andare in cassa integrazione ed a subire licenziamenti  oltre al fatto che ormai più dell'80% dei nuovi contratti di lavoro (i pochi che ormai si fanno) sono contratti precari. Questo è il problema che spinge le persone a non comprare e non si vede motivo per cui dovrebbero farlo di più la domenica o in orario serale”.
I tre sindacati concludono sottolineando come “la concorrenza spietata della grande distribuzione stia distruggendo le regole più elementari della concorrenza e quindi diciamo basta ai ‘luoghi comuni’ che descrivono queste operazioni come liberalizzazioni che nel tempo hanno solo creato poca occupazione e precaria e non hanno giovato neppure ai consumatori. Per evitare una giungla degli orari chiediamo la riapertura del tavolo, da parte dell'Amministrazione comunale, di concertazione sulle aperture delle attività commerciali”.