Egregio Direttore,
il voto che, a sorpresa, ha messo in minoranza il Governo sulla responsabilità civile dei Magistrati, ha fatto scalpore e, al di la delle polemiche e prese di posizione partitiche, ho cercato di capirci di più. Nel novembre 1987 si svolse un referendum che con l’80,22% dei voti, affermò il principio della responsabilità civile del magistrato. Subito dopo, il Parlamento, con la legge Vassalli, introdusse modifiche tant’è che i Radicali, da sempre, denunciano il tradimento dell’esito referendario e l’Unione Europea ha deferito varie volte l’Italia per la mancata corrispondenza della legge Vassalli con quanto previsto dal diritto comunitario.
L’emendamento approvato adesso permette a “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento”  – di un magistrato – “in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni o per diniego di giustizia”, di poter fare causa allo Stato, chiedendo un risarcimento dei danni.
L’art. 1 della Costituzione dice che “la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” perciò l’esito referendario del 1987 non andava cambiato.
L’art. 3 dice che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali” perciò non trovo così scandaloso che il magistrato debba sottostare – esattamente come tutti noi – alla stessa legge: oggi le carriere dei magistrati non contemplano i loro errori e, essendo uomini, anche loro possono sbagliare… ma, diversamente da tutti noi, possono farlo impunemente!
L’art. 10 dice che “l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute” perciò, essendo in Europa, l’Italia si è adeguata all’invito dell’Unione Europea… dopo anni di ritardo direi!
In Italia convivono tre poteri: quelli legislativo ed esecutivo, svolti da persone elette dal popolo, col compito di fare le leggi, seguire la politica interna, la politica estera, il Consiglio di Satto, la Corte dei Conti. Il potere giudiziario invece, diviso in penale e civile, ha il compito di decidere se un cittadino ha violato o meno la legge e di impartire la giusta pena o assoluzione. Il potere giudiziario è detenuto da Magistrati non eletti dal popolo e non è nei suoi compiti il dissentire sul contenuto delle leggi democraticamente approvate dagli eletti dal popolo.
La minaccia di sciopero… ma come può, un “pezzo” dello Stato, scioperare contro lo Stato? Chi ha il compito di giudicare chi non rispetta la legge, sciopera contro la legge stessa? Ma… non è interferenza sul potere legislativo?
C’è perfino chi trova strano che si tolleri una presenza tanto alta di ex Magistrati in politica: nel 1948 erano solo 3, nel 2002 erano già 18… alcuni sono passati alla politica per qualche legislatura, si sono giustamente fatti la pensione da politico e sono rientrati in magistratura!
Giulio Andreotti, nel mensile “30 Giorni” del gennaio del 2002, scrive: “ La Costituzione prevede anche la possibilità di limitare o vietare per legge l’appartenenza ai partiti, ma di fatto (e opportunamente) questa legge non si è fatta. Semmai potrebbe formalizzarsi il divieto di svolgere attività di partito, ma personalmente credo poco alla necessità e all’utilità di una norma del genere”. Senza entrare nel merito della produttività e dei costi del nostro sistema giudiziario, del nostro 158º posto nella classifica mondiale, riferendomi specificatamente al voto che ha mandato “sotto” il Governo, non riesco a vedere dov’è il problema. Sembra tutto così semplice ma se litigano tanto, ovviamente semplice non è: c’è qualcuno che mi aiuta a capire? (Gian Franco Bonanni)