Egregio direttore,
oltre mezzo secolo fa andavo e tornavo da Forlì in treno tutti i giorni e l’ho fatto per quasi sette anni: raramente il treno aveva ritardi importanti e, di certo, non si è mai fermato per neve! Nel 1891, in Russia, si iniziò a costruire la “transiberiana”, una ferrovia di 9288,2 Km che collegava e collega tutt’oggi Mosca a Vladivostok toccando San Pietroburgo e attraversando tutta la Siberia. Venne scelto il treno perché era l’unico mezzo che, anche con la neve, non si fermava mai e… io ricordo i treni “invernali” degli anni ’50!
Col loro robusto spartineve a “V” fissato davanti alla motrice, erano in grado di aprirsi un varco spostando neve, tronchi e qualsiasi altro ostacolo fosse sulle rotaie. La transiberiana, coi mezzi di lavoro di allora, entrò in servizio nel 1901: dieci anni, in Siberia, per costruire la ferrovia più lunga del mondo: chissà perché mi vien da pensare alla Salerno – Reggio Calabria!?
Ricordo che è stata bloccata una volta nel ’98 ma non dalla neve bensì da uno sciopero di minatori a Kemerovo e non mi risulta abbia mai avuto disservizi importanti! Certo, sui treni di 50 anni fa, le carrozze erano meno confortevoli ma il costo era accessibile a tutti e raramente non si trovava posto a sedere, il riscaldamento era rudimentale ma funzionava sempre, ogni carrozza aveva la sua batteria e non si rimaneva mai al buio.
Ora abbiamo bellissimi e costosissimi treni “da salotto”… sempre fermi! Si parla tanto di alta velocità: forse sarebbe meglio parlare di affidabilità!
Fra Lisbona e Mosca ci sono 3904 Km e un treno “rapido” di una volta, con una decina di fermate, potrebbe percorrere la distanza in 35 ore: a cosa serve la costosissima alta velocità se non a spendere danaro pubblico in opere inutili e utili bustarelle a danno di settori più importanti come la ricerca e la sanità? E chi potrà pagarsi il biglietto di questi bolidi e… cosa succederà se qualcuno metterà un tondino di ferro da cinque euro sui binari?
Quanto ci è già costato il ponte sullo stretto di Messina? Ci vuole una fantasia omicida per pensare un’opera concepita al limite estremo della resistenza dei materiali in zona sismica e con oltre 3600 m. esposti al vento!
Diceva un saggio: L’uomo sa di dover morire ma, con la sua condotta di vita e le sue azioni, può scegliere cosa lasciare a coloro che rimangono. Può lasciare “concime di saggezza”, esempi da imitare e il suo ricordo vivrà nelle generazioni future… se non lascerà concime di saggezza, si lascerà dietro solo una maleodorante scia di m….!
(Gian Franco Bonanni)