Civitella, Cornia, San Pancrazio, Grizzana, Marzabotto, Fosse Ardeatine: sono state circa quindicimila le vittime delle oltre quattrocento stragi naziste, compiute in Italia tra l'8 settembre 1943 e il 25 aprile 1945. Tuttavia oggi la Germania non deve pagare i risarcimenti alle famiglie decimate dalle fucilazioni e rappresaglie hitleriane. Così ha stabilito la Corte internazionale di Giustizia dell'Aja, massimo organo giudiziario dell'Onu: nel corso dell'udienza il giudice giapponese Hisashi Owada ha impiegato ottanta minuti per leggere la condanna contro l'Italia, accusata di non aver riconosciuto l'immunità giudiziaria di cui gode la Germania moderna. Per l'Italia, invece, si tratta di “crimini internazionali” che hanno una precedenza rispetto alle immunità nazionali.
Lo scontro legale scoppiò nel dicembre 2008 quando Berlino presentò ricorso contro una sentenza della Corte di Cassazione italiana che aveva riconosciuto, ai famigliari delle vittime dei crimini del Terzo Reich, il diritto a ricevere indennizzi individuali dalla Germania.
Questa sentenza scatenò una valanga di richieste di indennizzi dei parenti delle vittime italiane, dalla quale la Germania si difese sottolineando la violazione della Convenzione di Vienna del 1961 e del Trattato di pace, stipulato con l'Italia.
Nel luglio 2010 la Corte internazionale aveva già respinto (con 13 voti su 14) come “irricevibile” il ricorso dei tribunali italiani, che chiedevano alla Germania di pagare gli indennizzi per le vittime dei crimini nazisti.
Ora Berlino tira un sospiro di sollievo e il ministro degli Esteri Guido Westerwelle precisa che il ricorso vinto contro l'Italia “non è contro le vittime del nazismo, la cui sofferenza è già pienamente riconosciuta dal governo tedesco; non intende relativizzare o mettere in dubbio le responsabilità per i crimini della Seconda guerra mondiale. Tutte le questioni inerenti a questo giudizio, saranno valutate nello spirito di relazioni bilaterali strette e di piena fiducia”.
In Italia la sentenza ha provocato amarezza e dolore, l'Anpi chiede che “non cessi la ricerca della verità”; l'associazione dei famigliari delle vittime degli eccidi di Grizzana, Marzabotto, Monzuno e limitrofi ha chiesto che “si apra velocemente un confronto”, denunciando “l'occultamento dei fascicoli nell'armadio della vergogna” e “la negazione della giustizia per una ragione di Stato”.
A onor del vero, il contenzioso tra Italia e Germania iniziò nel 2004 in seguito al “caso Ferrini” per il quale si aprì un negoziato per il risarcimento. Il 21 ottobre la Cassazione riconobbe la Germania mandante dei militari nazisti che il 29 Giugno 1944 uccisero 203 abitanti di Civitella, Cornia e San Pancrazio (Arezzo) sparando un colpo alla nuca di donne, bambini, uomini e anziani, parroco compreso. Dopo questa sentenza si aprirono altri 80 casi di condanne contro la Germania, tuttavia per la Corte dell'Aja nessun argomento affievolisce il diritto all'immunità conquistato mezzo secolo fa dalla Germania di oggi.
Tanto che l'ultima sentenza “invita” l'Italia a scrivere una legge “o a ricorrere a qualsiasi altro metodo a sua scelta” per far sì che le sentenze risarcitorie già emesse dai tribunali italiani “siano prive d'effetto”.
Il presidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna, Matteo Richetti spera che “adesso la diplomazia faccia ciò che la giustizia non è stata in grado di fare: un’intesa fra governi sui legittimi risarcimenti alle vittime, un’intesa che sarebbe anche il modo per riconoscere una volta di più quali siano stati i responsabili e quali le parti offese. Un’intesa che sarebbe anche il modo per Italia e Germania di fare memoria condivisa, di ribadire una verità comune su accadimenti tanto tragici e che mai vanno dimenticati”.