Torino.  Il Tribunale di Torino riconosce le colpe dell’Eternit, la multinazionale dell’amianto, e condanna i proprietari Stephan Schmidheiny e il barone Louis De Cartier a 16 anni di reclusione. Questa la sentenza letta lunedì 13 febbraio alle ore 13.20, davanti ai familiari delle vittime. Il processo vedeva presenti delegazioni di tutto il mondo, essendo l’Eternit presente in tutto il globo ed accusata di migliaia di morti tra i suoi dipendenti per esposizione all’amianto. Una sentenza che passerà alla storia. Ma niente illusioni. Questo è solo il primo grado, e già in un'altra situazione drammatica, come nella strage dell’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno, dove un aereo militare venne abbandonato in volo dal pilota Bruno Viviani e lasciato cadere al suolo, causando la morte di dodici ragazzi di quindici anni, il processo di primo grado si era concluso con una condanna, ma la Corte di Appello giudicò poi innocente il pilota con la frase che passò alla storia: “Perché il fatto non costituisce reato”.
Tuttavia la sentenza sull’amianto, davanti agli occhi del mondo, rende difficile che un eventuale, ma certo, ricorso in Appello possa ribaltare il primo grado, ma sempre possibile. Intanto continuano a morire di esposizione altri lavoratori e familiari venuti a contatto con le tute dei lavoratori. In particolare a Casale Monferrato, città pilota nel mondo per lo studio delle malattie da amianto. Cercheremo nelle prossime ore di metterci in contatto con la Presidente del Comitato dei familiari delle vittime di Casale Monferrato, Romana Blasotti, già intervistata per il documentario “Anno 2018: verrà la morte”, di Giuliano Bugani (collaboratore di Leggilanotizia), e Salvo Lucchese. Il documentario, uscito nel 2008, ha ottenuto dieci riconoscimenti nazionali.