La neve ha cambiato il ritmo delle nostre vite, costrette a rallentare e a rivedere gli equilibri e i tempi quotidiani. Da giorni un bollettino giornaliero riempie le cronache mediatiche e, come spesso capita, si parla di record, di evento eccezionale che porta con sé soprattutto emergenza, disservizi, difficoltà, situazioni al limite del dramma. Non siamo più abituati ad un avvicendarsi delle stagioni che una volta segnavano il divenire ordinario della vita con quelle caratteristiche e significati che così bene hanno ispirato poeti, artisti, musicisti nel corso del tempo. E’ una visione assoluta del fare quella che si è sentita in questi giorni nei commenti comuni e dei cronisti secondo la quale un’abbondante nevicata, ammettiamo pure eccezionale, si rivela come la grande intrusa di questo inizio 2012.
Fra tante catastrofi più o meno annunciate e realizzatesi per mano dello scriteriato e avido agire umano, a me non sembra davvero il male peggiore. Tutto ciò che rompe il monotono trascorrere di una vita frenetica e stressata con le sue patologie diventa, paradossalmente, “emergenza”, lontano dalla sintonia naturale che accomuna gli esseri viventi. Certo i disagi e le difficoltà sono innegabili ma se si pensa ai disagi si pensa per associazioni agli agi, quegli agi che abbiamo battezzato tali secondo una precisa visione di vita, diciamolo, anche un poco imposta. Da questo punto di vista anche la percezione delle difficoltà si ridimensiona richiamandoci ad una visione più equilibrata. E allora, non per voler essere forzatamente ottimista, ma ci sono anche vantaggi in questa insistente morsa di freddo. Da molto tempo non si aveva l’occasione di camminare per le strade quasi prive di mezzi motorizzati, avvolti dal silenzio e in un insolito vuoto urbano che rivaluta il paesaggio. Mi torna alla mente l’epoca dell’Austerity al tempo della prima grande crisi energetica mondiale nei primi anni settanta, dove il fermo auto era totale e neanche parente di quello che i più recenti provvedimenti comunali antismog per la riduzione del traffico, sortiscono. Dunque ecco il primo vantaggio: la neve pulisce l’aria dalle maledette particelle di smog e i sindaci non hanno bisogno di ricorrere a provvedimenti restrittivi, non si rischiano multe e ricordarsi delle limitazioni di circolazione non diventa l’ennesima complicazione organizzativa del giorno. La crisi e i provvedimenti del Governo hanno prodotto l’aumento dei carburanti, ma circolando meno con le auto se ne attutisce l’effetto, almeno temporaneamente, riducendo la spesa in benzina e gasolio . Purtroppo un Paese che ha fondato da sempre la circolazione delle merci sul trasporto su gomma subisce altre complicazioni, ma questo è fenomeno successivo alle precipitazioni nevose e dunque un rischio calcolato. La terra con un gennaio siccitoso appena trascorso e gli ultimi due mesi dell’anno scorso avari di piogge aveva bisogno d’acqua così come le falde acquifere sempre messe a dura prova dal clima. L’abbondante nevicata risolve la sete terrena e la scarsità delle falde portando quel ristoro che le piogge sempre più torrenziali e tropicali degli ultimi anni non consentono per la loro virulenza. Bambini e adulti possono riscoprire un movimento dimenticato e il gusto di costruire insieme pupazzi, sculture di neve e giocare a pallate o con slittini e bob lontani per un po’ da quelle gabbie elettroniche che sono ormai le nostre case e in uno spazio esterno recuperato alla sicurezza. Si rimette in moto il senso di solidarietà verso chi è in difficoltà e si riscopre il senso civico della cura di quello spazio comune che sono le città partecipando allo sgombero di strade e passaggi che gli spazzaneve da soli non riescono a domare completamente. E, infine, non meno importante, la bellezza di un paesaggio trasformato, silenzioso e pieno di luce che ci fa riscoprire il senso di una bellezza lontana, evocatrice di immagini fiabesche che hanno il sapore di zucchero, di panna e di meringa. E allora rilassiamoci e facciamo di questa nevicata super bersaglio di improperi e malumori per molti, un’opportunità per allenarci a prendere la vita anche un po’ come viene e riconoscendone l’utile saggezza del caso.
(Virna Gioiellieri)