Spett. redazione,
anche se può ingenerare pubblico imbarazzo parlare di un argomento su cui, politicamente, converrebbe tacere, i cristiani devono farlo quando, ad essere coinvolta nella discussione, è la Chiesa Universale. L’emendamento del Governo che, semplificato in tre punti essenziali, tenta di definire la dibattuta questione dell’Ici sui beni ecclesiali, offre una visione frammentaria e snaturata della Chiesa in Italia e nel mondo. Per carità, diamo pure a Cesare quel che è di Cesare, soprattutto quando ciò è giusto, ma riconosciamo a Cesare anche le sue responsabilità di aver governato male e di pretendere adesso che altri paghino per lui.
Non dobbiamo lasciarci confondere da abbagli opportunistici che pretendono di isolare alcuni aspetti appariscenti dal contesto unitario offerto dalle diocesi di tutto il mondo. Certo, nemmeno la Chiesa, a causa delle umane debolezze, è immune dalle insidie relativistiche che hanno sempre afflitto i secoli della nostra storia, ma non è nemmeno questo il punto su cui riflettere. La riflessione va innalzata alla funzione ultima e trascendente della Chiesa, in sostanza alla Sua missione evangelica che si concretizza entro ed oltre confine attraverso una diffusa attività assistenziale, sociale, sanitaria, ricettiva, didattica e previdenziale. Col dovuto approfondimento che il momento particolare richiede e con la coscienza di chi sa integrare sapienza e giustizia, poco importa se anche la Chiesa sviluppa attività commerciali quando esse sono ispirate al bene ultimo dell’uomo!
D’altra parte non dovrebbero forse prestarsi alla medesima critica le tante ”onlus” che, ad esempio, nella ricorrenza della giornata dei morti vendono targhe per finanziare i loro progetti? Dunque non è la “ricchezza” in sé che deve essere tassata ma piuttosto l’uso che se ne fa e sotto questo aspetto il Governo ben farebbe ad estendere l’imposta a tutti quegli enti assistenziali che proprio dalla Chiesa, paradossalmente, traggono beneficio.
(Antonio Pezzi)