Ravenna. “L’opera da tre soldi” di Brecht e Weill debuttò quasi un secolo fa, il 31 agosto 1928 in una serata in cui gli autori avevano preso altri impegni, sicuri dell’insuccesso dell’Opera. Per fortuna loro, si sbagliavano. “L’opera da tre soldi” ebbe un enorme successo e continua ancora oggi a conquistarsi la simpatia perenne da parte dei pubblici più diversi, compresi quelli meno disposti a raccogliere il messaggio politico e morale che Brecht e Weill avevano inteso comunicare. La storia di Macheath, il bandito che può avvalersi dell’appoggio del capo della polizia Brown, finché questi non viene ricattato da Jonathan Jeremiah Peachum, l’abile sfruttatore di un vero e proprio racket dei mendicanti londinesi, deciso a mandare a morte Macheath perché ha sposato sua figlia Polly, non può che essere letta come una pungente parodia dei vizi che paiono immortali nella società contemporanea. La vicenda, nata a Londra e ripresa nella Berlino della Repubblica di Weimar, nella versione che andrà in scena martedì 21, mercoledì 22 e giovedì 23 al Teatro Alighieri, è ambientata dal regista De Fusco a Napoli: “La natura stessa del recitar cantando di Brecht e Weill si incontra, si scontra, si mescola con un’altra tradizione analoga, quella degli attori napoletani che portano questa doppia natura nel loro dna”. E napoletani sono anche i due protagonisti di questa rilettura: Massimo Ranieri, un attore talmente adatto, con la sua fisicità, con le sue doti canore, con il suo fascino spaccone, da chiedersi come mai non abbia già interpretato altre volte questo ruolo. Ranieri nel ruolo di Mackie Messer, mette in campo le sue straordinarie doti di artista completo che affianca a una grande esperienza di cantante una lunga e intesa attività di attore a fianco dei maestri della regia italiana, da De Lullo a Strehler, da Patroni Griffi a Scaparro. Accanto a Ranieri, un’altra grande artista, Lina Sastri che interpreta Jenny delle Spelonche, il piccolo ruolo sempre interpretato da stelle di prima grandezza. Fra gli altri protagonisti Gaia Aprea, per il ruolo di Polly, Ugo Maria Morosi per il ruolo di Peachum, Paolo Serra per quello di Brown; artisti a cui si aggiungono molti attori di scuola napoletana, da Margherita Di Rauso a Leandro Amato, a Angela De Matteo. Dopo il debutto la scorsa estate al Napoli Teatro Festival lo spettacolo ha iniziato una lunga tournée invernale che giunge ora a Ravenna, dove sarà l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini diretta da Francesco Lanzillotta a ricreare le atmosfere fumose dei cabaret della Repubblica di Weimar e i ritmi jazz d’Oltroceano di Kurt Weill. Convinto che “la parte più politica del testo sia ormai talmente penetrata nella società da aver perso il carattere della novità”, De Fusco ha scelto un’altra chiave di lettura: “l’affermazione che un mendicante finto sia più commovente di uno vero, ci fa ancora oggi ripensare al nostro mondo televisivo, popolato più di personaggi che di persone, più di maschere che di volti”, dunque “ecco perché ‘facciamo finta’ di ambientare lo spettacolo nell’immediato dopoguerra, come in un film in bianco e nero, e poi ‘gettiamo la maschera’ nel finale entrando a pieno titolo nel gioco dell’immaginario televisivo”. La storia di Mackie, Polly, Jenny e Peachum riletta da De Fusco è come un musical contemporaneo, ambientato tra rifiuti tecnologici e basato sullo straordinario apporto di un grande videoartista come Fabrizio Plessi, divenuto scenografo, che introduce l’immaginario televisivo in questo grande gioco. Le altre importanti collaborazioni al riuscito allestimento sono Giuseppe Crisolini Malatesta per i costumi (giocati sulle mille gradazioni del bianco e del nero, che rimandano al cinema degli anni ’50), Maurizio Fabretti per le luci, mentre le coreografie sono di Alessandra Panzavolta direttrice del corpo di ballo del Teatro San Carlo. Lo spettacolo va in scena in lingua italiana nella traduzione curata da Paola Capriolo, frutto di “un fitto e affascinante confronto con il regista, con gli attori, con quanti, prova dopo prova, vanno elaborando quella complementare ‘traduzione’ in cui consiste la messa in scena”, e con la collaborazione di Marco Porzio per i testi cantati che, sottolinea la traduttrice, “per settimane ha provato e riprovato con me quelle parti al pianoforte” consapevole dell’enorme potenziale espressivo dell’Opera da tre soldi,  “non semplice parola, ma parola incarnata”. Dunque, buona visione.