Che differenza c'è tra una moto che, in rettilineo, in autostrada, tiene perfettamente la linea di marcia anche a velocità sostenute e un'altra che, nella stessa situazione, si mette a scodare e dà problemi riguardo alla tenuta di strada? Probabilmente la moto “imbizzarrita” ha un problema all'ammortizzatore.

Di solito si pensa che questo cilindro che ogni moto si ritrova sotto la sella serva solo a rendere più confortevole la marcia, almeno, questo è il pensiero di molti motociclisti che il mezzo lo usano solo nelle occasioni di mototurismo in quanto che fa gare è abituato a conoscere molto meglio il mezzo che cavalca.

In realtà l'ammortizzatore è una componente fondamentale della sicurezza della due ruote e, nel racing, anche nel successo o meno di un mezzo, sia in pista, sia nell'off road e, in particolare, nel cross.

Un ammortizzatoreCerchiamo quindi di vedere come è fatto, come funziona e a cosa serve questo dispositivo fondamentale per la buona conduzione della moto.

L'ammortizzatore è un sistema idraulico che fondamentalmente serve a limitare i “salti” che una moto è costretta a fare per le irregolarità del terreno e per la sua posizione (in curva, per la piega, la moto si comporta in maniera diversa rispetto a quando viaggia in rettilineo.

Sostanzialmente è costituito da un pistone la cui escursione viene regolata da una serie di lamelle che servono a frenarla sia in estensione sia in compressione, il pistone ha anche un passaggio per l'olio contenuto, un foro che limita il quantitativo di fluido regolandone così la velocità di escursione.

Il setting iniziale di un ammortizzatore avviene quindi mediante la scelta delle lamelle, che costruiscono una piramide, sia in compressione sia in estensione, come si è detto. Le lamelle, delle quali sono importanti sia lo spessore sia il diametro, si flettono in un senso e nell'altro dando la prima regolazione.

Altre regolazioni sono poi offerte da altri dispositivi che servono a modificare la velocità del passaggio dell'olio, questa velocità influenza anche la temperatura di lavoro del fluido e quindi l'efficienza del sistema di ammortizzazione che una temperatura troppo alta potrebbe ridurre.

Quando si parla di regolatori per le alte-basse velocità, infatti, non ci riferisce alla velocità della moto, ma di quella cui è sottoposto il fluido (l'olio) nel corso del funzionamento, e siccome ci sono situazioni nei quali è più coinvolta l'alta velocità nel passaggio dell'olio (la staccata violenta o l'accelerazione bruciante all'uscita di curva) e altre nelle quali è la velocità più lenta (l'inserimento dolce in curva, in piega) nella corretta taratura dell'ammortizzatore queste componenti vanno tenute in debita considerazione.

il profilo di lavoro di un ammortizzatore verificato al bancoIn laboratorio mi sono dotato di un'apparecchiatura per il controllo e la taratura degli ammortizzatori, totalmente controllata dal computer che, con un sensore, rileva anche il graduale innalzamento della temperatura permettendo così una verifica totale dei parametri ed una corretta regolazione.

Come ho detto all'inizio gli ammortizzatori sono direttamente responsabili dell'assetto e quindi della sicurezza del mezzo. In una moto da corsa, che si tratti della pista o di un percorso di fuoristrada, l'assetto è fondamentale per rendere performante il mezzo, rendendolo sicuro anche nelle violente staccate o nelle accelerazioni brucianti uscendo da una curva, ma in questi casi i piloti conoscono bene il loro mezzo e sanno cosa fare, oltre al fatto che le moto sono “cucite” addosso al pilota.

Nel caso delle stradali, di chi si dedica al mototurismo, al contrario spesso non vi è profonda consapevolezza e, in ogni caso, le moto che escono dalla fabbrica hanno settaggi generici, che non tengono conto se il driver sarà un mingherlino che pesa sessantacinque chili o un pilota massiccio che supera i cento, e la differenza tra le due cose può essere rilevante.

un ammortizzatore apertoPer questa ragione sarebbe opportuno che una moto nuova di fabbrica venisse presa in esame da uno specialista per effettuare tutte le regolazioni, che sono diverse e complesse, per adattarla sia alla corporatura del pilota sia alle sue abitudini in relazione al tipo di guida e delle strade che normalmente percorre.

Oltre a questo un altro suggerimento spesso ignorato riguarda la gestione dell'olio contenuto nell'ammortizzatore: visto il tipo di lavoro che svolge è bene ogni 10/15.000 chilometri farlo sostituire visto che anche questo lubrificante è soggetto a fenomeni di emulsionamento con la conseguente perdita dei parametri necessari ad un corretto (quindi sicuro) funzionamento.

Un ultimo consiglio, anzi, uno sconsiglio: l'ammortizzatore non è un dispositivo semplice da regolare proprio perché di tarature ne richiede diverse e devono essere correlate l'una con l'altra, e, come si è visto, da questo dispositivo dipendono l'assetto e la sicurezza della guida, quindi a coloro che volessero mettere mano da soli, se non sono davvero più che competenti, sconsiglio di mettere mano a questo delicato dispositivo, e consiglio di rivolgersi, invece, ad uno specialista nel caso ci siano delle anomalie nella conduzione della moto: saltellamenti in curva o in rettilineo ad alta velocità, scodamenti, allargamento della curva…

Mi rendo conto che lo spazio di questa rubrica non può essere esaustivo di un argomento così complesso e articolato, per questo invito, chi avesse dubbi o curiosità da soddisfare, a scrivermi alla mia casella postale. Ciao a tutti alla prossima puntata.

 

Tiziano Monti