Bologna. La piazza è ancora invasa dalle canzoni di Lucio Dalla che da due giorni, quasi ininterrottamente, si avvicendano nelle bocche degli altoparlanti proprio sotto Palazzo D’Accursio. Sono qui per caso, ma non per caso, in un insolito week end bolognese a causa di un appuntamento delle donne nella sala del Consiglio comunale. E così, per caso, nel primo pomeriggio, mi trovo fra le migliaia di persone che già dal mattino affollano la piazza. Tutto è avvenuto in due giorni, in un quadrilatero di pochi metri invaso da persone di tutte le età. Un clima sospeso, sotto un cielo che abbozza un sorriso con uno squarcio di timido sereno che rompe le nuvole bianche. Qualcosa mi trattiene in una sosta non programmata e mi guardo intorno. Occhi lucidi e arrossati, bambini issati sulle spalle di giovani padri, persone attempate che hanno la faccia di chi non può mancare e l’attesa tangibile, come solida materia. Intanto la piazza continua ad accogliere il flusso di gente che arriva più fitta con l’avvicinarsi delle 14.30. Poi cessa la musica e rimane il brusio della folla in sottofondo, un cambio sonoro quasi innaturale, dopo la maratona di canzoni, sempre quelle, divenute ormai parte del contesto urbano nel cuore di Bologna. Il primo tocco di campana e il brusio si fa più discreto, silenzioso, l’attesa più densa e in un attimo quello stesso cuore è gremito di emozioni, di persone che portano lì i loro personalissimi ricordi legati alle canzoni di Lucio Dalla. Frasi di vita, versi che attraversano la mente, rotti dal lungo applauso che accompagna il feretro nella basilica di S. Petronio, ma che subito riprendono a volare nell’aria come farfalle colorate. Ognuno coi suoi racconti, coi suoi ricordi, con la sua colonna sonora più o meno giovane. Ritornano i miei vent’anni e le emozioni di una generazione, di tante generazioni, tutte lì. Gli altoparlanti prendono la voce dell’organo che introduce la cerimonia. Osservo il ritratto di Lucio Dalla che guarda con leggera ironia dietro occhiali scuri quell’immensa folla e penso: “ma come fa a morire uno con una faccia così !”. Rimango lì rapita, realizzando che solo un paio d’ore prima ero insieme a decine di altre donne ad ascoltare idee e proposte per superare le enormi difficoltà di questa crisi, per ridare ai diritti il loro posto, per migliorare la nostra vita così peggiorata e condividere il pensiero creativo che può farci immaginare il futuro che vogliamo, già il futuro, un tema così caro a Lucio Dalla. E in un attimo ciò che se ne va è andato e la vita, ciò che rimane, è già oltre. (v.g.)