Imola. “La deportazione” è il tema del prossimo incontro che si terrà nell’ambito della rassegna “Novecento e oltre. Storie sotto i riflettori”, martedì 6 marzo, ore 20.30, a Casa Gandolfi (via dei Mille 26). Vittoriano Zaccherini racconterà la sua drammatica esperienza di deportato a Mauthausen. Presidente dell'Aned di Imola, Zaccherini è rimasto ormai uno dei pochissimi testimoni viventi della deportazione nei campi di concentramento. Fu arrestato dalle Brigate Nere il 20 novembre 1944, ad Imola, in seguito a delazione, perché faceva parte delle “Squadre d'azione patriottica” (Sap). Dopo la detenzione nelle carceri della Rocca e di San Giovanni in Monte a Bologna fu deportato nel lager di Bolzano ed infine a Mauthausen con il n. di matricola 115.778.
“L’arrivo a Mauthausen me lo ricordo benissimo. Siamo arrivati una mattina all’alba, e come siamo scesi dalla tradotta le SS con i cani ci hanno incolonnati quattro a quattro. Loro ai fianchi, di lato. Eravamo circa settecento nel convoglio partito da Bolzano. Pian piano ci siamo diretti verso la collina, ignari di quello che ci poteva aspettare. Non sapevamo dove andavamo, noi pensavamo ad un campo di lavoro. Strada facendo, sempre con le SS vicino e coi cani, cercavamo di stare verso il centro del gruppo perché altrimenti loro alle estremità ci malmenavo. (…) Entrati dalla parte principale ci hanno messi tutti in fila per andare giù verso le docce e ci siamo resi conto di tutta questa gente zebrata, con i vestiti a righe. Poi la solita spoliazione. Completamente nudi ci hanno rasati ovunque c’erano peli, e in mezzo alla testa ci hanno fatto col rasoio una riga larga due dita perché dicevano che in caso di fuga ci riconoscevano, anche se poi era impossibile fuggire da quel campo. Poi ci hanno mandati nudi nel campo di quarantena. Siamo arrivati a Mauthausen il 6 o il 7 di gennaio e la temperatura era intorno ai dieci dodici gradi sotto zero”.