Spet. redazione,
noi donne della Federazione della Sinistra di Imola vogliamo celebrare l’8 marzo – quello delle operaie americane e di Clara Zetkin, delle femministe internazionali e delle mimose dell’Udi –   nonostante questa Giornata si sia, per molte/i, ridotta a  ricorrenza più commerciale che celebrativa. Occorre certamente reagire a questa mercificazione anche delle ricorrenze di lotta, in particolare per noi donne che attraversiamo una fase storica difficile da molti punti di vista.
Per le donne c’è davvero poco da festeggiare. Siamo vittime di un regresso di civiltà.
La politica, oltre che a consegnarci numeri sulla rappresentanza vergognosi, ci propone un’involuzione del concetto di dignità e rispetto della figura femminile, oramai sempre più mercificata, tanto da essere puro oggetto di scambio e favori, squalificata, vilipesa o, nella migliore delle ipotesi, semplice ‘complemento’ dell’attività maschile.
La pubblicità e il mondo esibiscono donne come semplici “corpo” muti o compiacenti, il tutto per vendere prodotti, servizi e spazi pubblicitari.
I mass media ci consegnano un elenco lunghissimo di casi di violenza domestica, troppi dei quali sfociano in omicidi, e di tragedie legate alla solitudine e all’esclusione sociale.
Sul piano dell’autodeterminazione e della salute, l’introduzione della pillola Ru486 (IVG non chirurgico), in Italia sta incontrando troppi ostacoli. Mentre in altri paesi europei l’uso della Ru486 è un diritto acquisito da anni, in Italia diventa un percorso accidentato, soggetto ad un sottile, ma efficace boicottaggio.
Parimenti preoccupanti, anzi inaccettabili per noi donne, sono le dichiarazioni del sindaco Baldazzi di Castel del Rio come la rappresentazione della donna del vescovo Ghirelli nella sua lettera pastorale 2012.
Infine, la crisi economica – colpendo maggiormente gli strati deboli della popolazione e, in essi, il genere più esposto – rischia di condannare le donne sempre più alla precarietà e all’impossibilità di progettare il futuro, oppure di relegarle nell’angolo più angusto del lavoro domestico e familista. Oltre a ciò, vi è una sempre minore attenzione alle esigenze di vita e di lavoro delle donne: solo per fare qualche esempio, basti pensare alla difficoltà di ottenere i congedi parentali e di poter usufruire della L.104/92, alle richieste (illegali) di firmare dimissioni anticipate in caso di maternità, alle penalizzazioni per chi sceglie il part-time. Anche l’introduzione dei 65 anni per il pensionamento si configura come l’ennesima discriminazione, perché nessuno può ignorare che, in Italia, sono le donne a sostenere, in maniera gravemente sproporzionata rispetto agli uomini, il lavoro di cura nei confronti dei figli minori, dei genitori anziani, dei parenti malati o disabili.
Le donne di oggi – come hanno fatto, in tante, il 13 febbraio 2011 – devono continuare a lottare per riaffermare le conquiste, la dignità, il ruolo della donna nella società, per non arretrare neanche di un millimetro rispetto a quanto conquistato dalle donne di ieri, anzi per avanzare rispetto a quanto consegnatoci da loro e per lasciare maggiori diritti, autodeterminazione e libertà  alle donne di domani. Senza mai dimenticare l’importanza del lavoro delle donne nella costruzione dell’Italia democratica.
Perché le donne sono, devono e possono essere, il motore del cambiamento, il vero salto di qualità per il nostro paese. Un paese in cui le donne non abbiano il riconoscimento pieno dei propri diritti e della propria autedeterminazione, pari opportunità nel mondo del lavoro e della rappresentanza, un ruolo paritario nelle relazioni fra i sessi, è un Paese più arretrato e più povero, culturalmente, socialmente ed economicamente.
(Le donne della Federazione della Sinistra di Imola)