Spett. redazione,
il Pd sostiene la campagna di sensibilizzazione “L’Italia sono anch’io” per una nuova legge sulla cittadinanza. Il nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, recentemente ha più volte richiamato in primo luogo il Parlamento e la politica ma anche i cittadini tutti a riflettere sul tema della concessione della cittadinanza italiana definendo “un’autentica follia” e “un’assurdità” la posizione di chi intende negare questo diritto ai figli degli immigrati nati in Italia.
Può sembrare strano che in un frangente così delicato come quello che sta attraversando il nostro Paese, segnato da una profonda crisi economica e sociale, Napolitano ponga al centro dell’attenzione un tema come questo, segnalandone in qualche modo la improrogabilità. A ben considerare, invece, e nonostante le recenti affermazioni di Grillo, non si tratta affatto di un tema secondario e che non ha impatti diretti sulla nostra economia e sulla nostra società, in quanto gli immigrati ne rappresentano oggi una componente essenziale. In particolare l’attenzione di Napolitano e delle proposte di legge che giacciono in Parlamento, e che sono oggetto della campagna di sensibilizzazione L’italia sono anch’io, vertono su una categoria di soggetti che, di fatto, sostanzialmente, immigrati non sono. I figli degli immigrati, infatti, sono cittadini stranieri nati in Italia, che mai hanno fatto un percorso di immigrazione. Sono semplicemente nati qui (o arrivati entro i primi anni di vita) da genitori che hanno un’altra cittadinanza ma che risiedono regolarmente nel nostro Paese da tempo, contribuendo con il loro lavoro alla sua crescita e sostenibilità. Si tratta ormai di quasi un milione di bambini e ragazzi; di questi oltre 570.000 sono nati nel nostro Paese e in più di 700.000 frequentano le nostre scuole.
Per queste ragioni il PD ha aderito con convinzione alla campagna L’Italia sono anch’io per la raccolta firme a sostegno di due proposte di legge su questi temi: la cittadinanza ai figli degli immigrati e il diritto di voto alle amministrative per i cittadini stranieri residenti.
Per quanto riguarda la questione della cittadinanza, la proposta di legge propone di introdurre un principio di ius soli temperato ovvero di un principio per cui è italiano chi nasce in Italia da genitori ivi regolarmente residenti da un determinato numero di anni. In questo senso, pertanto, gli allarmismi di alcuni partiti (come la Lega, ad esempio) sono assolutamente inopportuni. Il pericolo paventato come fumo negli occhi di frotte di clandestine che verrebbero qui a partorire per mettere al mondo “bambini italiani” è infatti pura fantasia.
Attualmente l’unico Paese in cui vige uno ius soli “puro” sono gli Stati Uniti, dove chi nasce sul suolo Americano è sempre e comunque cittadino. Nessuno intende proporre in Italia nulla del genere. Le proposte di legge finora presentate escludono infatti categoricamente che la cittadinanza possa essere acquisita per la mera nascita sul territorio nazionale, ma pongono sempre ulteriori requisiti di residenza stabile dei genitori.
Quello che si tende affermare con questa proposta di legge sostenuta dal PD è, in poche parole, il semplice diritto ad avere la cittadinanza del Paese in cui si è nati e vissuti, di cui si parla la lingua, in cui si è fatto il percorso di studi, di cui si condividono storia e cultura. Questo è infatti quello che accade ai figli degli immigrati che, nati in Italia o arrivati da piccoli, frequentano le nostre scuole e crescono insieme ai nostri ragazzi.
Noi riteniamo che farli sentire eternamente stranieri nel solo Paese che veramente conoscono sia una condanna incivile, che farebbe crescere in queste generazioni un senso di esclusione e di frustrazione per il fatto di non avere le stesse opportunità dei loro coetanei ed amici “di sangue italiano”. Tra i figli degli immigrati, ci sono infatti tanti ragazzi brillanti, bilingue, che per la loro specificità, possono costituire anche un ponte tra i popoli in un mondo sempre più globalizzato e interconnesso dove molteplici sono gli scambi commerciali e culturali e in cui il sapersi rapportare e lavorare in ambienti multiculturali è una preziosa qualità. Voler tenere in disparte questi giovani, su cui l’Italia ha investito in termini di formazione ed educazione, rappresenta invece il sintomo di una mancanza di visione, la palese dimostrazione di un’incapacità a leggere le profonde trasformazioni sociali e demografiche che attraversano l’intero pianeta, l’ennesima conferma della cieca ostinazione a non voler investire sulle nuove generazioni che sta affossando l’economia e lo stato sociale del nostro Paese.
Viceversa, far sentire questi ragazzi parte integrante della comunità in cui vivono, consentendogli di contribuire non solo con il lavoro ma anche con le idee e con l’impegno civile alla crescita e al benessere del proprio Paese esercitandone appieno i diritti, compreso quello di elettorato attivo e passivo, è fondamentale per radicare la coesione sociale e rafforzare la coscienza civile e il senso di appartenenza. In quest’ottica, quindi, la modernizzazione del concetto di cittadinanza attraverso l’introduzione di un principio di ius soli temperato che superi l’arcaico principio di sangue è in questo senso un passaggio obbligato e necessario oltre che un segno di civiltà e di giustizia sociale.
(Marina Lamonarca, assessore Politiche per l’integrazione sociale Comune di Massa Lombarda)