Spett. redazione,
se digitiamo sull’enciclopedia on line Wikipedia la parola riformista leggiamo: “Il riformismo è un metodo d'azione politica che, ripudiando sia la rivoluzione sia la mera conservazione dell'esistente, tende a modificare gradualmente l'ordinamento politico e sociale tramite riforme. Dagli anni Cinquanta del XX secolo, si definiscono riformisti i partiti socialdemocratici o socialisti che ripudiando il marxismo e si propongono di correggere (con vari strumenti come le proposte di legge in parlamento e i referendum) i difetti dell'economia capitalista”.
Possiamo dedurre che un sindacato riformista, posizionandosi in modo diverso da un partito politico, con le azioni che gli sono proprie, assemblee, manifestazioni, scioperi , iniziative, informi, denunci e chiami alle diverse forme di lotta i lavoratori in difesa o alla conquista di diritti, salari, condizioni di lavoro dunque di vita.
Il taglio dei quattro punti di contingenza fu senz’altro un arretramento, rispetto alle conquiste del movimento operaio effettuate con enormi sacrifici negli anni precedenti, poiché i salari non sarebbero stati più adeguati al recupero pieno dell’inflazione. Fu una richiesta fatta al mondo del lavoro che doveva rimanere unica e isolata ma ad essa lentamente, quanto inesorabilmente ne seguirono molte altre, in nome dell’economia nazionale, della tutela dei giovani, del mantenimento di un sistema pensionistico che altrimenti sarebbe fallito, ecc. All’accordo di San Valentino nel 1984, di rinunce chieste ai lavoratori pubblici e privati ne sono seguite infinite altre ma ugualmente l’azienda Italia non ha tenuto sul mercato globalizzato, i giovani non hanno trovato un posto di lavoro degno di questo nome e la tutela pensionistica ha subito una drastica riduzione e i le nuove generazioni probabilmente non ce l’avranno neppure. Oggi sta accadendo un fatto straordinario, in nome della crisi non solo si chiedono ai lavoratori sempre più pesanti sacrifici, i giovani sono definiti fannulloni attaccati alla gonna di mamma fino a tarda età e l’innalzamento della speranza di vita un problema, il fatto inedito è l’attacco frontale al sindacato. Non ad un sindacato qualsiasi ma alla Fiom e alla Cgil che, come letto su wikipedia, non vogliono fare la rivoluzione ma difendere le condizioni di chi rappresentano, cioè una parte consistente del mondo del lavoro. La Fiat si è assunta l’impegno di fare da testa d’ariete rispetto alla possibilità di lavoratrici e di lavoratori di organizzarsi da un capo all’altro della penisola in sindacato. Con un ricatto che, se proposto nella Serbia di Milosevic sarebbe già bastato di per sé a mandare gli osservatori dell’Onu, chi non sta con me cioè non firma i miei accordi, è contro di me quindi fuori da casa mia. Ma la Fiat non è la casa privata di Marchionne, è la più grande azienda italiana nella quale si svolgono le vite di 86.000 lavoratori e di altrettante famiglie con mogli, mariti, figli e genitori anziani, per non parlare di tutto l’indotto. Marchionne non può fare di casa sua mezza Italia! Eppure i delegati Fiom sono dovuti uscire dall’auletta sindacale dopo 50 anni, il padrone feudale Marchionne non pagherà più le deleghe alla FIOM, non darà più permessi per attività sindacale ai delegati e non riassume nessun tesserato Fiom, per non parlare dell’organizzazione della produzione, degna più di uno zoo che di esseri umani in carne ed ossa su cui siamo pronti a fornire tutte le informazioni in dettaglio e dalla voce viva dei lavoratori che la subiscono. Qualunque sindacato riformista si opporrebbe a tutto questo e, seppure di idee diverse, scenderebbe in campo in difesa dell’organizzazione sindacale attaccata, fosse anche solo per tutelare il diritto dei lavoratori di aderire al sindacato nel quale si riconoscono. Ma i sindacati riformisti nostrani non hanno mosso un dito in tal senso anzi, alimentano una campagna contro la Fiom anche soffiando su diversità fisiologiche in un grande sindacato confederale come la Cgil, fomentando divisioni e contrapposizioni, come se la Fiom fosse una vuota sigla sindacale e non un luogo di rappresentanza, militanza, di vita, di speranza e di passione per centinaia di migliaia di lavoratori in tutta Italia.
Se leggiamo ancora su wikipedia troviamo un’altra definizione: “organizzazione sindacale che si ritiene di fatto asservita al datore di lavoro, o ad altri soggetti i cui interessi sono contrapposti a quelli dei lavoratori” e questa è la definizione di “sindacato giallo”.
(Marzia Trugli, funzionaria Fiom/Cgil Imola)