Faenza. Il giornalista Gianni Dragoni presenta il suo libro “Capitani coraggiosi – I venti cavalieri che hanno privatizzato l'Alitalia e affondato il paese” (Chiarelettere Editore). L’appuntamento è per lunedì 26 marzo, ore 21, al circolo Arci Santa Lucia (via San Mamante 71). Introduzione di Alessandro Messina.
Gianni Dragoni è nato a Fusignano nel 1957 e vive a Roma, dove si è laureato in giurisprudenza. È inviato del quotidiano “Il Sole 24 Ore”, dove lavora dal 1985. Numerose le sue partecipazioni ad alcune trasmissioni televisive di approfondimento, come “Servizio Pubblico” di Michele Santoro. È specializzato in economia, industria e finanza su temi che spaziano dalle grandi imprese pubbliche alle privatizzazioni, dai conflitti d’interesse ai bilanci delle squadre di calcio. Per Chiarelettere ha pubblicato anche il libro “La paga dei padroni” (2008), insieme a Giorgio Meletti.
Il titolo del libro di Dragoni, “Capitani coraggiosi”, rimanda immediatamente al romanzo di Kipling che evoca epiche imprese imparate sui banchi di scuola. A leggere il libro, invece, ci si rende conto di come di eroico in questa vicenda ci sia ben poco… La privatizzazione di Alitalia, decisa dal governo Berlusconi dopo che era stata respinta l’offerta di Air France, è stata l’occasione per favorire un gruppo di imprenditori e uomini di finanza “amici”, secondo una regola del capitalismo italiano, povero di capitali ma ricco di relazioni e di debiti.
Il libro di Dragoni ci ricorda una vicenda quasi dimenticata: chi sono questi “Capitani coraggiosi”? I principali sono Corrado Passera, allora a capo di Banca Intesa, oggi ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture e Trasporti nel governo di Mario Monti. C’è Roberto Colaninno, imprenditore “vicino alla sinistra” che aveva già scalato la Telecom. C’è Salvatore Ligresti, finanziere e immobiliarista, oggi in grande difficoltà ma sempre vicino al potere.
C’è Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria che ha partecipato con una piccola quota.
C’è Carlo Toto che ha venduto l’Air One che era molto indebitata ed è ritornato azionista ma non ha più compiti operativi. Ci sono tanti altri, tra cui la famiglia Angelucci, attiva nelle cliniche, nella sanità a Roma e nell’editoria. E poi Emilio Riva re dell’acciaio, ci sono i Benetton e i Gavio, i signori dei pedaggi, che attualmente derivano la loro ricchezza soprattutto dalle autostrade che gli assicurano una rendita stabile e duratura.
Il libro descrive questa “stangata patriottica”, racconta chi sono i venti “salvatori della patria” che hanno risposto all’appello di Berlusconi, come hanno fatto fortuna e perché i loro successi sono spesso stati delle fregature per il resto della collettività (almeno tre miliardi di euro pagati da tutti noi, secondo le stime del “Sole 24 ore”). E poi: per quale motivo tre anni dopo il decollo, la nuova società continua a perdere soldi e quote di mercato?
In questa vicenda ci ha rimesso sicuramente la collettività tutta. Ci hanno rimesso anche i piccoli azionisti dell’Alitalia e soprattutto i lavoratori della compagnia aerea: l’offerta francese era molto più vantaggiosa sia in termini finanziari sia per i dipendenti perché ci sarebbero stati meno esuberi di quelli che ci sono stati successivamente.
Un capitalismo, quello italiano, conclude Dragoni, basato sulle relazioni politiche e non su progetti e investimenti. Se siamo un paese in declino lo siamo largamente anche perché ci sono comportamenti di questo tipo nella classe dirigente dell’economia e della finanza.
Informazioni: Arci Faenza 0546-26641, Renzo Ranzi 331-8736271