Imola. Dopo lungo tergiversare, siccome mi sento estremamente indignato, mi sono deciso a scrivere queste riflessioni con cui vorrei manifestare il mio stato d'animo per la situazione mia e di milioni di italiani. In realtà il destinatario vero delle mie parole è il mondo che dovrebbe rappresentarci come cittadini, cioè quello politico. Un mondo che da qualche anno sembra chiuso nei propri interessi e nei propri palazzi, che urla slogan e promesse senza sapere nulla della vita concreta delle persone, sordo e cieco. E questo riguarda tutti, senza distinzione tra destra e sinistra. Il mio grande cruccio è di sentirmi nudo, impotente, senza un interlocutore che possa rappresentare gli interessi miei e della mia classe sociale. Dopo aver lavorato dall'età di diciassette anni in una fabbrica metalmeccanica, aver cresciuto una famiglia e due figlie ora laureate, mi trovo, a cinquantasei anni, a fare un bilancio della mia vita da cittadino italiano. Credo di essere sempre stato onesto e corretto, sia nella società che nell'ambito del lavoro, e di aver contribuito a far crescere la mia azienda da settanta dipendenti iniziali agli attuali migliaia, motivo per me di orgoglio. Vedevo come una meta oramai vicina e sudata, senza con ciò aver diminuito il mio impegno, il raggiungimento dei quarant'anni di lavoro e con ciò la possibilità di dedicarmi finalmente a me stesso. Oggi, a un anno dall'agognata pensione, con la “macelleria Monti” per l'ennesima volta mi è crollato il mondo addosso. Tutti i miei sogni sono finiti e provo un profondo senso di ingiustizia; mi fanno rabbia tutti i soloni che parlano delle pensioni nei media senza sapere cosa significa lavorare in fabbrica con i turni per quarant'anni, o nell'edilizia, o negli ospedali. Poi non è vero che l'età della vita si è allungata; si sarà allungata per i politici, o i manager,  che vivono nei loro privilegi, non certo per chi deve affrontare una vita disagiata, a contatto con sostanze più o meno tossiche che a lungo andare logorano. Io mi ritrovo con una salute cagionevole e pessimisticamente non credo, fisicamente e psicologicamente, di raggiungere il nuovo obiettivo dei quarantatre anni di lavoro. Un altro motivo di profondo rammarico è che si sta prospettando un mondo del lavoro senza diritti, dove tutti sono carne da macello, ed è lì che le mie figlie dovranno ritagliarsi un futuro.
(Angelo Dall'Olio)