Forlì. In occasione del Centenario della morte di Giovanni Pascoli ( 31 dicembre 1855 – 6 aprile 1912 ) il Comune ha deciso di rendere omaggio al grande poeta con una iniziativa culturale importante dal titolo “I paesaggi di Giovanni Pascoli”. L’evento si svolgerà venerdì 6 aprile 2012, ore 17, nella sala Refettorio dei Musei di San Domenico (piazza Guido da Montefeltro) e vedrà la partecipazione del sindaco Roberto Balzani, che aprirà l’incontro. A seguire gli interventi di esperti della letteratura italiana come Marco Antonio Bazzocchi, professore del corso di laurea in lettere classiche e moderne all’Università di Bologna, Marino Biondi, professore al dipartimento di italianistica presso l’Università di Firenze e Alberto Casadei docente di Letteratura alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Gli ospiti che parteciperanno a questo evento si confronteranno sul tema dei  paesaggi pascoliani, prendendo spunto dalla lettura di Denio Derni che leggerà alcune poesie caratteristiche ed evocative dei luoghi amati dal poeta, cui seguiranno commenti e comprensione dei versi.
Tra le liriche più famose dell’autore nativo di San Mauro di Romagna, l’odierno San Mauro Pascoli in suo onore, si può ricordare certamente “Temporale”, pubblicata nella terza edizione di Myricae (1984), che forma un’evidente trilogia con altre due liriche, contigue tra loro nella sezione Tristezze della medesima raccolta, “Il lampo” e “Il tuono”. Nonostante l’apparente semplicità e  facilità che la poesia pascoliana può suggerire a primo impatto per la sua terminologia elementare e circoscritta alla quotidianità, in realtà grazie a numerosi e precisi studi si è venuta a decodificare la simbologia e successivamente la psicologia del poeta, dissimulata dietro l’accessibilità del linguaggio.
E’ significativo ricordare che un ruolo importante nella vita dell’autore l’hanno rivestito i suoi familiari, nonostante le disgrazie che l’hanno perseguitato per tutta la vita come la perdita del padre, della madre e della sorella in pochissimi anni. “Zvanì”, come era solita chiamarlo la sorella Maria (“Mariù”), cercherà per tutta la vita di ricostruire quel “nido” familiare, o meglio quello che ne era ormai rimasto, fondato su un profondo affetto proprio come noi oggi, ricordando il suo centenario della morte, cerchiamo di non dimenticarlo facendogli sentire la nostra vicinanza e la nostra riconoscenza per quello che ci ha lasciato.
(Otttavia Quartieri)