L’Aquila. Sono trascorsi 1095 giorni da quel 6 aprile del 2009 quando, alle ore 3.32, una scossa sismica del sesto grado della scala Richter devastò la città e altri 56 comuni limitrofi, causando la more di 309 persone e oltre 2000 feriti. Su questa vicenda tutto è stato detto. Niente è stato fatto. Il centro storico è attualmente transennato e presidiato dalle forze dell’ordine che lasciano passare solo chi è in possesso di autorizzazione delle istituzioni e della prefettura. Attualmente 13.000 persone vivono nelle New Town, case provvisorie come le 7.000 che vivono nelle Map (Moduli abitativi provvisori). Alcune migliaia di persone vivono ancora negli alberghi sulla costa abruzzese.
Manifestazioni per sollecitare la ricostruzione sono state fatte e tuttora vengono effettuate, ma l’unica risposta è sempre la repressione poliziesca, i manganelli e anche le denunce penali che costringono molti cittadini e anche giornalisti a procurarsi avvocati e soldi per le spese legali. Il silenzio è piombato sul processo per la morte degli studenti universitari allo studentato, per il quale da tempo, dopo mesi e mesi di scosse che lo avevano danneggiato, erano state fatte denunce dagli studenti stessi, poi rassicurati, fino alla loro morte dentro gli stabili stessi. Di questo e di altre cose non se ne parla più. Come ad esempio dell’intervista su Youtube di una cittadina dove si denunciava che, a seguito degli allarmi di un imminente scossa annunciata dal tecnico Giampaolo Giuliani, solo la Prefettura fu evacuata la notte stessa, mentre si davano rassicurazioni ai cittadini usciti in strada e poi fatti rientrare. Il silenzio sui processi delle costruzioni in cemento povero e sabbia di mare, e dei tondini di ferro per il cemento armato, assolutamente sottile e inadeguato. Il silenzio dei politici sul perché il centro storico venga mantenuto paralizzato. Il silenzio sui costi esorbitanti, per esempio, dei ponteggi affittati e che hanno superato il costo dell’acquisto.
I costi per le forze di polizia che presidiano il centro. Altri silenzi su come venne gestita l’emergenza all’interno delle decine e decine di tendopoli subito dopo il terremoto, nelle quali decine di comitati denunciavano la totale mancanza di democrazia. Tendopoli dove era impossibile entrare e uscire e non si poteva protestare, né fare o scrivere volantini. Il silenzio sulla grande militarizzazione della gestione Bertolaso della Protezione civile. E altri infiniti silenzi della stampa, unanime nel silenzio di regime.
Ma qualcosa si sta muovendo. A maggio ci saranno le elezioni e si sono costituite liste civiche di cittadini dell’Aquila, stanchi di questa situazione grottesca, se non drammatica. Dopo tre anni da quella notte, vedremo chi ha saputo resistere e se sarà riuscito a rompere il disegno oscuro che molti nascondono.